Eva Cassidy: che ne sai tu di un campo di grano?

«Avevo un locale ad Alexandria (in Virginia, n.d.r.), che era la zona in cui Eva Cassidy viveva», ha raccontato Mick Fleetwood (Fleetwood Mac), «La prima cosa che ho fatto, quando sono arrivato lì, per farmi un’idea della sensibilità della città, è stato organizzare degli incontri con i musicisti locali ed è così che l’ho conosciuta. Da sempre è la passione a muovermi, non sono uno che ha dei preconcetti tecnici. Mi ha commosso? È qualcosa di dolce e di drammatico? La voce di Eva era uno strumento magico, ma soprattutto lei era la componente ideale di una band. Era una persona cristallina, candida come la neve e nello stesso tempo ostinata. Voleva ottenere un contratto discografico, quindi provava a farsi notare, ma soprattutto stava cercando qualcuno in grado di comprenderla. Era già stata a un meeting con alcune grosse case discografiche, avevano apprezzato la sua musica e visto in lei del potenziale, ma si trattava del loro potenziale, non della sua visione. Così era tornata da quel viaggio con un niente di fatto. Il loro obiettivo era prendere l’essenza di Eva e renderla più accessibile. Quello che i discografici volevano cambiare era proprio la sua unicità: lei non aveva alcun interesse a “gonfiare” le cose, quello che voleva era solamente cantare. E aveva così tanto potere e così tanta sicurezza in se stessa da essere in grado di interpretare anche canzoni ormai di dominio pubblico. “Perché fare una cover di quel pezzo? L’hanno già fatto tutti.” “Perché è un gran pezzo e so di poterne fare qualcosa di speciale”. E aveva ragione».

Quella di Eva Marie Cassidy è una storia che commuove almeno quanto la sua musica. Per due motivi: è morta di cancro che aveva soltanto 33 anni (il 2 novembre del 1996) e, finché ha campato, non ha mai davvero trovato quella comprensione che cercava. Nessuna grossa etichetta ha deciso di produrla e le sue interpretazioni hanno fatto ben poca strada, rimanendo confinate perlopiù nell’area di Washington.
Finché un bel giorno, due anni dopo la sua scomparsa, BBC 2 radio manda in onda un paio di sue cover, tra cui quella di Fields of Gold di Sting e la voce di Eva riemerge proprio da quei campi di grano come una fenice dalle ceneri. L’oro dell’ex Police finalmente le regala quello che in vita non ha mai avuto: una popolarità internazionale.

Songbird (1998), la compilation postuma che comprende anche le interpretazioni che la Cassidy ha fatto di brani di Peete Seger, Curtis Mayfield e la succitata Fields of Gold, raggiunge la vetta delle charts inglesi e americane e nel 2001, negli States, viene certificata disco d’oro.

Sting, che, al contrario di Mick Fleetwood, Eva non l’ha mai incontrata, in un’intervista ha commentato così: «Seppur triste e tragica, quella della Cassidy è una storia estremamente poetica. Aveva una delle voci più belle e versatili di sempre. Raramente ne ho sentite di così pure e in grado di disegnare ogni piccola sfumatura di emozione e significato di un testo. Continuo a domandarmi perché non fosse più famosa».

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