“Un giorno di pioggia a New York”, Woody Allen e il piano jazz di Erroll Garner

“There’s no Michelangelo coming from Pittsburgh”, cantava Lou Reed. Eppure questo straordinario virtuoso del pianoforte arrivava proprio da lì, dalla bistrattata città che ha dato i natali anche a Andy Warhol.
Completamente autodidatta, Erroll Garner era così dotato che iniziò a suonare il pianoforte a 3 anni e a 7 si era già esibito alla radio. Fu la prima persona di origini africane a salire sul palco della Carnegie Hall a New York.
Nato a Pittsburg (Pennsylvania), come dicevamo, da Ernst e Estella Garner, il 15 giugno del 1921, non è mai stato in grado di leggere la musica. Solitamente, per insegnargli le canzoni, venivano ingaggiati altri pianisti. Eppure riusciva a suonare in qualsiasi chiave e quello stile acrobatico, percussivo e divertente era il suo marchio di fabbrica. Dava l’impressione di poter di suonare qualsiasi cosa gli avessero passato – e senza alcuno sforzo – ma non si dava delle arie.

Il pianista Dudley Moore ha detto di lui: «Era uno dei più importanti pianisti di sempre ed è immediatamente riconoscibile da quel lento, lentissimo trascinare la mano destra, mentre picchiettava, picchiettava e picchiettava con la sinistra».
Il regista Franco Maresco, che vide Garner per la prima volta in tv (a Teatro 10, la trasmissione condotta da Alberto Lupo), ne rimase folgorato: «Fece un paio di pezzi in quartetto col bonghista, letteralmente impazzii. Avevo iniziato da poco a suonare il pianoforte e da allora il mio modello fu Erroll Garner. Tra tutti i suoi lavori, amavo molto Pastel».
Per Woody Allen, Erroll Garner non è affatto una novità. Ha scelto le sue versioni di Caravan e The Way You Look Tonight (userà quest’ultima di nuovo in Harry a pezzi) per il film Alice (1990). Sempre il pianoforte di Garner accompagna alcune scene di Un’altra donna (1988) con A Fine Romance e Make Believe. Mentre la sua interpretazione di I’m in the Mood for Love compare in Misterioso omicidio a Manhattan (1993).
In Un giorno di pioggia a New York però Garner è protagonista assoluto, con ben sette pezzi: The Best Things in Life Are Free, Will You Still Be Mine, I’ve Got the World on a String, Red Sails in the Sunset, Undecided, That’s My Kick e Misty. Gli ultimi due non li ha soltanto interpretati, li ha composti lui stesso. E Misty ha fatto battere il cuore anche a un altro regista.
“Misty” e il grande schermo
Erroll ha composto diversi standard, ma questo è senza dubbio quello a cui verrà associato per sempre. Era nato nel 1954 come brano strumentale, prima che il paroliere statunitense Johnny Burke ci mettesse la penna e frasi come “I can’t understand, I get misty just holding your hand”, rendendolo una hit pop che ha fatto gola a tanti (Ella Fitzgerald, Johnny Mathis, Frank Sinatra, Sarah Vaughan, per citarne alcuni).
Tornando al cinema, oltre ad Allen, Misty ha fatto innamorare anche Clint Eastwood, che l’ha citata nel titolo del suo film Brivido nella notte – Play Misty for Me nella versione originale.

Garner era un uomo piccolo, alto poco più di un metro e cinquanta. Per sedersi al pianoforte, usava spesso gli elenchi del telefono (vedi foto sopra). Eppure, ad oggi, in tutto il mondo, è considerato uno dei più grandi pianisti jazz di sempre.