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7 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – My Room. Waiting For Wonderland (Van Der Graaf Generator)

Radiokot

viva viva il Calendario dell’Avvento Rock! che non fa ingrassare, né spendere quattrini in cianfrusaglie inutili. avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire «arrivare»]. una canzone al giorno. il tema, per restare in tema, è “l’attesa”. trattasi di attese, il più delle volte, poco ortodosse. buon ascolto.

“Mostro marino indifeso, arenato sul bagnasciuga
Abbandonato in un’estasi di attesa.
Desidero ardentemente,
pur sapendo che non mi tufferò più
nella marea che sta già crescendo.”

«L’emozione che arriva da una canzone non è paragonabile a nient’altro. Le parole, per quanto giuste e accurate, non saranno mai in grado di dare lo stesso calcio emotivo.» (Peter Hammill)

Ed è indubbio che, anche nell’attesa di My Room (Waiting For Wonderland) dei Van Der Graaf Generator, l’atmosfera prevalga sul testo. Ma questa volta il calcio arriva dalle parole. Ci trasportano in un labirinto oscuro, che potrebbe non avere via d’uscita: “Come hai potuto lasciarmi qui a morire? Mi sto congelando al freddo di questo posto. Nemmeno una faccia amica a cui dire addio sorridendo. Come hai potuto lasciare che accadesse?”. Lasciano addosso quel senso di claustrofobia, che era anche in Killer e House With No Door.

Qui, però, la musica va in tutt’altra direzione: è una ballad dalle linee melodiche appena accennate – fino alla fine – in cui la disperazione si perde in una calma apparente, che rende tutto ovattato e rarefatto. Hammill non urla, il suo grido è sempre pacato, si limita a un falsetto. Mentre il sax di David Jackson, sul finale, ci ricama attorno. «Non avevamo mai fatto niente del genere, siamo quasi sbalorditi dal risultato, come se non fossimo stati noi a realizzarlo» (Peter Hammill).

L’attesa del fantomatico “paese delle meraviglie”, citato nel titolo, si rivela, in realtà un’attesa nichilista, in cui sogni, speranze e promesse s’infrangeranno inesorabilmente.


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