chi sono

Valentina Giampieri, aka lovlou.
Da grande volevo essere Bob Dylan. Poi, alla fine, mi sono data al giornalismo.
Oltre a lui, adoro Lou Reed, Joni Mitchell, Crosby Stills & Nash, il profumo della cannella, François Truffaut, il mar ligure d’inverno, la vela (d’estate) e la mia chitarra acustica. Vivo a Milano, col cuore in Romagna.

Ho scritto e scrivo su Glamour, Starbene, Riders, GQ, Donna Moderna, Grazia...
Provo a raccontare qualcosa del mio paese su ItalianTalks.
Nel tempo libero faccio la dj.

Mescolo suoni e immagini per passione (il mio portfolio video) e questo è stato il mio primo progetto video:

Ho messo musica e parole su RadioNation. Il mio programma “lovlou e Milano” era dedicato ad una delle città più bistrattate d’Italia.
Da qui potete scaricare gli mp3 di alcune puntate andate in onda:
puntata # 1 – 28 aprile 2009
puntata #2 – 5 maggio 2009
puntata #3 – 19 maggio 2009
puntata #4 – 9 giugno 2009
puntata #5 – 16 giugno 2009
puntata #6 – 30 giugno 2009
puntata del 27 ottobre 2009
puntata del 3 novembre 2009

puntata del 10 novembre 2009 (dedicata a Alda Merini)
puntata del 23 febbraio 2010

———————————-

Spiegazione doverosa:
(non a caso) lovlou

I soprannomi spesso affondano le radici nella notte dei tempi. Per quanto mi riguarda poi ho sempre sopportato poco i nomignoli “paciosi” e senza senza senso. Voglio dire: se proprio devi chiamarmi con un nome diverso dal mio, che almeno significhi qualcosa! Per questo, quando ho pensato al mio primo nickname in Rete, ho cercato qualcosa che mi rappresentasse davvero un po’. Dovevo registrare la mia prima e-mail, una hotmail. Scelsi lovlou non a caso.

Lou Reed era già diventato una presenza imponente nella mia vita. La sua musica, i testi, il volto segnato dall’esistenza e incredibilmente espressivo. Una di quelle facce da fermare in mille scatti. Una di quelle voci che non smetteresti mai di ascoltare. Insomma, quando le altre sognavano di sposare Simon Le Bon, io volevo diventare la signora Reed.

Non era solo un cantautore. Era la Factory di Warhol, coi suoi silver pillows. Erano i Velvet Underground e la loro venus in furs. Era una camminata on the wild side. Lou per me era passione e poesia e il sogno di uno sguardo a strapiombo dall’Empire State Building. Lo amavo come si ama qualcosa che ti entra nelle vene e non smette mai di emozionarti. Lov(e)Lou. Allora e sempre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *