cinema

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    “Un giorno di pioggia a New York”, Woody Allen e il piano jazz di Erroll Garner

    “There’s no Michelangelo coming from Pittsburgh”, cantava Lou Reed. Eppure questo straordinario virtuoso del pianoforte arrivava proprio da lì, dalla bistrattata città che ha dato i natali anche a Andy Warhol. Completamente autodidatta, Erroll Garner era così dotato che iniziò a suonare il pianoforte a 3 anni e a 7 si era già esibito alla radio. Fu la prima persona di origini africane a salire sul palco della Carnegie Hall a New York. Nato a Pittsburg (Pennsylvania), come dicevamo, da Ernst e Estella Garner, il 15 giugno del 1921, non è mai stato in grado di leggere la musica. Solitamente, per insegnargli le canzoni, venivano ingaggiati altri pianisti. Eppure riusciva…

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    Hannah e il talento di Charlotte

    Può un film reggersi a tal punto sulla bravura dell’attore che lo interpreta da far pensare che se al suo posto ce ne fosse un altro, magari anche solo un po’ meno straordinario, tutto l’impianto forse si sgretolerebbe? È questa la domanda che mi ha accompagnato all’uscita della sala dopo la visione di Hannah, il film di Andrea Pallaoro interamente costruito su Charlotte Rampling. No, non è una mia illazione, lo ha dichiarato lui stesso poco prima della proiezione del film. A presentarlo a Milano c’erano proprio il regista e l’attrice (quella straordinaria). “Sin dall’inizio ho voluto prendermi cura di Hannah, perché quello che è successo a lei può capitare…

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    (un)Faithfull: le confidenze troppo poco intime di Marianne

    – “Cosa pensi del fatto che stiamo facendo un film su di te?” – “Non mi piace affatto, ma sarò sincera.” Si apre con questo scambio tra la regista (e attrice) Sandrine Bonnaire e Marianne Faithfull il documentario che ha per titolo il cognome di quest’ultima. A dire il vero apre con lei che recita il primo canto dell’Inferno dantesco, ma questo primo dialogo tra le due ci dice molto della direzione che prenderà la pellicola. Seduta su una sedia, sul sedile di un’automobile o in una poltrona accanto a un caminetto, Marianne potrebbe essere Anna di Confidenze troppo intime (Patrice Leconte, 2004), il film in cui la Bonnaire recita…

  • cinema

    il Washington Post inchioda “il mostro” Woody Allen. #scoop

    Tocca svegliarsi il giorno della Befana e invece del cioccolato mangiare carbone amaro leggendo uno degli articoli più tendenziosi di sempre: quello del Washington Post su Woody Allen. Naturalmente lo hanno ripreso tutti i principali quotidiani nostrani, ma nessun giornalista si è preso la briga di darne un’analisi un minimo critica. Quanto a me, di solito non amo fare pubblicità a certa robaccia, ma siccome si sta scatenando il putiferio (“finalmente smascherato il porco!” è il tenore dei commenti su twitter), ritengo che l’articolo vada letto – in originale e per intero – per capire con quanta minuzia questo signor Richard Morgan, autore del pezzo, si sia impegnato a orchestrare…

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    “Nico, 1988” non è (solo) un film su Nico

    Dopo averci dormito sopra sono giunta alla seguente conclusione: Nico, 1988 è un film splendido, penalizzato dal fatto che sia appunto (considerato) “un film su Nico” (un po’ anche dai pregiudizi – onestamente comprensibili, di ‘sti tempi – legati al cinema italiano). Mi spiego meglio. Ieri sera al Cinema Beltrade, qui a Milano, saremo stati in 10 a dir tanto a vedere il film di Susanna Nicchiarelli. Una manciata di duri e puri, musicofili incalliti, nostalgici dei Velvet Underground, della Factory di Andy Warhol e di Lou Reed naturalmente. Probabilmente nemmeno così consapevoli di chi fosse davvero Christa Päffgen, che per tutto il film cerca invano di scrollarsi di dosso…

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    nella mente di David Lynch

    Entrare nella mente di David Lynch richiede una buona dose di coraggio (se avete visto anche soltanto un paio dei suoi film, ne converrete con me) e i registi di The Art Life (Jon Nguyen, Rick Barnes, Olivia Neergaard-Holm) mi piacciono, perché sono dei temerari. Anche se probabilmente (come la sottoscritta) si sogneranno di notte un paio di cosette: 1. La donna completamente nuda, con la bocca insanguinata, che David racconta di aver visto camminare davanti a casa sua quand’era bambino e viveva con la famiglia nell’Idaho. 2. Il racconto delle numerose vivisezioni che faceva (insetti, pesci, topi…), preoccupandosi di annotare minuziosamente le caratteristiche e la texture di ogni singolo…

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    connessioni

    Ogni cosa è illuminata, secondo Jonathan Safran Foer. Ok. Ma soprattutto ogni cosa è in qualche modo collegata ad altre, aggiungo io. Esistono fili sottilissimi (spesso impercettibili) che uniscono oggetti, parole, pensieri, persone. E Jenny Holzer per me lo dice benissimo: “All things are delicately interconnected”. Per quanto mi riguarda, ormai ne ho la certezza: fili invisibili legano le cose che ascolto, guardo e amo. E quando alcuni di questi decidono di palesarsi, mi ritrovo in qualche modo a pensare che nel (mio) caos tutto abbia il suo bel posticino predefinito. Per esempio, sono ragazzetta, Lou Reed già lo adoro, ma nella mia stanza ascolto ossessivamente anche la Strambelli e…

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    slamming doors (fai come Clint)

    Sbattere la porta è lo sport preferito dei miei dirimpettai. Se esistessero dei campionati mondiali (esistono?), loro sarebbero senza dubbio i detentori del record assoluto. La sequenza sonora, ormai da quattro anni a questa parte, è sempre la stessa: piedi che salgono la rampa di scale, scatto della porta a vetri, chiavi nella serratura, porta che cigolando si apre e poi… “SBAM!”. Secco, energico, definitivo. I miei vetri tremano, i soprammobili vacillano: qualcuno di molto importante è tornato a casa. E ci tiene a farlo sapere al mondo. Sia mai che per sbaglio non se ne accorga tutto il condominio. Una routine consolidata ormai, che ogni volta però mi fa…

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    Georgia (amarcord musicali)

    [post motivato dalla felicità di aver appena recuperato in Rete il testo di una canzone di cui mi innamorai diversi anni fa] È il 1995, la tv passa Georgia, dramma alcolico in salsa rock. Vado immediatamente in fissa per tre cose: il look di Jennifer Jason Leigh, i riferimenti ai Velvet Underground e una canzone, scritta dall’attrice coprotagonista, cantautrice nel film e nella realtà, Mare Winningham (oggi, quasi 20 anni dopo, me la ritrovo nel telefilm The Affair. Corsi e ricorsi…). Ascolto quella canzone soltanto una volta, non ho nemmeno il tempo di registrare, ma mi rimane talmente in testa che, finito il film, provo subito a trascriverne accordi e…

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    l’aglio e il senso della vita

    [perché non tengo mai la bocca chiusa…?] Interno giorno, supermercato. lovlou – «Una vaschetta di pesto, grazie.» uomo del banco drogheria – «Con o senza aglio, signora?» (mi mordo la lingua su quel “signora”: odio quando mi chiamano così. non mi gratifica, piuttosto fa pensare che sul mio viso comincino a vedersi un po’ troppe rughe) lovlou – «Con! Assolutamente con!» uomo del banco drogheria (sorridendo) – «Oh, che bello: una donna che non ha paura dell’aglio.» lovlou – «Più che altro a me fanno paura quelli che non lo mangiano. Magari sono vampiri.» uomo del banco drogheria (ridendo fragorosamente, si rivolge alla cliente successiva) – «Dica pure.» cliente successiva…