happy birthday, Joni

Una donna dallo sguardo lucente, profondo e dagli zigomi pronunciati tiene tra le dita una sigaretta accesa. In testa ha un basco morbido che le incornicia il viso, ma il vento riesce comunque a scompigliarle la lunga chioma bionda. Indossa una pelliccia nera che si staglia su uno sfondo bianco latte. Abbasso di poco lo sguardo e mi ritrovo su una highway americana, selvaggia, polverosa e sterminata.

Proprio da quella strada (sulla copertina di Hejira, 1976 n.d.r.), parecchi anni fa, è cominciato il mio viaggio nell’universo Joni Mitchell. Da una canzone in particolare: Amelia, che, come la maggior parte dei pezzi di questa Signora della musica, che oggi compie 70 anni, racchiude universi di significato.

Ero piuttosto piccola ai tempi, innanzitutto Joni non parlava la mia lingua e poi cosa poteva capire una ragazzina delle medie di vita, amore, morte e miracoli? Mi spiegarono che il pezzo prendeva il nome da Amelia Earhart, la prima donna aviatrice che sorvolò da sola l’Oceano Atlantico. Una storia sicuramente affascinante, ma ancor più seducente, per me, era quella musica così diversa e insolita. Niente di minimamente paragonabile a tutto il resto che avevo ascoltato fino a quel momento.

Gli anni sono passati e ho scoperto Blue (1971), disco precedente e dalle sonorità acustiche più intimiste. Ricordo di aver consumato il cd nel lettore (gli mp3 ancora non esistevano), camminando da casa a Brera e ritorno (all’epoca seguivo un corso serale all’Accademia). ‘Sta volta la musica non bastava, dovevo assolutamente comprendere le parole. Spulciai i testi uno ad uno e mi ritrovai immersa in un libro di poesie, dense e struggenti, di fronte a quadri da sindrome di Stendhal.
Sicuramente fu River a lasciare il segno. Una canzone che (come anche For free, mi ha sempre fatto più Natale di mille addobbi, lucine colorate e persino della neve. “Oh, I wish I had a river I could skate away on. I wish I had a river so long I would teach my feet to fly.” (Come vorrei avere a disposizione un fiume su cui pattinare all’infinito. Così lungo da permettermi di insegnare ai miei piedi a volare).

Con questi due pezzi da novanta, la signora del Canyon aveva irrimediabilmente catalizzato la mia attenzione, prendendosi un sostanzioso pezzo del mio cuore.
Poi naturalmente è arrivato tutto il resto: il periodo jazz, quello “pop”, la riscoperta dei primi anni più “folk”, la fase orchestrale… Non mi sono più persa nulla. E non ho ancora finito di scoprirla.

Nell’ultimo periodo mi sono concentrata su un libro (che consiglio) e su Don Juan’s Reckless Daughter (1977), il disco che ha seguito Hejira, una creatura che amo molto (e un po’ gli somiglia).

Devo a Joni Mitchell molto più di quello che riuscirò mai a dire o a scrivere in un semplice post (che, alla fine, racconta più di me che di lei). Le devo la mia prima chitarra e gli esperimenti con le accordature aperte, ma anche una particolare visione della musica, quella vera, con la maiuscola, che non si piega al successo o al passare del tempo. Un po’ come Joni, che è arrivata a 70 anni senza cedere al botox, ai compromessi e a tutto il resto. In questa foto recente ha di nuovo una sigaretta tra le dita, ma questa volta sorride. Tra tutte le strade polverose, sembra proprio aver scelto quella giusta.

“I’ve had a very interesting and a very challenging life. A lot of battles, just disease after disease after — I mean, I shouldn’t be here, you know. But I have a tremendous will to live and a tremendous joie de vivre, alternating with irritability.” (Ho avuto una vita molto interessante e impegnativa. Molte battaglie, malattia dopo malattia – nemmeno mi aspettavo di essere ancora qui. Eppure ho un enorme desiderio e gioia di vivere, a cui alterno irritabilità).

CHICCHE

– Un vecchio filmato, rimasto nascosto per molto tempo, che in occasione di questo compleanno ha finalmente visto la luce.

– La più recente videointervista, dello scorso giugno, direttamente da casa sua.

that’s how much I do lov(e)Lou

Quando ricevi messaggi da amici e parenti per la morte di un artista, significa che sei riuscita a far capire a tutti quanto contasse per te, e un po’ anche che devi aver spaccato ben bene le palle con la tua “ossessione musicale”. Io me la sono sempre cavata egregiamente in entrambe le cose: comunicare le mie passioni e rompere i cabbasisi cercando di evangelizzare gli astanti.

Come ho conosciuto Lou Reed, l’ho già scritto in un post di qualche anno fa e non starò a ripetermi. Come mi ha lasciato la notizia della sua morte, adesso non sono nemmeno in grado di spiegarlo. Quello che so è che dai 14 anni in poi, il mio modo di sentire la musica è radicalmente cambiato, ho un nick e un blog che portano il suo nome, e, nonostante nel frattempo abbia traslocato in ben cinque case, il libro che vedete qui sotto è sempre rimasto sul mio comodino.

And then sha-la-la-la-la, sha-la-la-la-la
when the sun rose
and he made to leave
You know, sha-la-la-la-la, sha-la-la-la-la
neither one regretted a thing.

Buon viaggio, gran vecchio Lou. Per me resti comunque immortale.

lovlou

to live and learn (happy birthday Sylvia Plath)

Sylvia Plath“I want to taste and glory in each day, and never be afraid to experience pain; and never shut myself up in a numb core of nonfeeling, or stop questioning and criticizing life and take the easy way out. To learn and think: to think and live; to live and learn: this always, with new insight, new understanding, and new love.”Sylvia Plath

ON AIR: Sylvia Plath (Ryan Adams)

THING TO LOOK AT: Sylvia Plath Documentary

il giusto valore (for what it’s worth)

Joni Mitchell aveva due anni meno di me (34) quando ha scritto Don Juan’s Reckless Daughter. E stasera, mentre tornavo a casa in bici, la canzone eponima mi riempiva orecchie e pancia, colmava di significato ogni respiro, regalava a Milano mille volti diversi. In pratica, sulla mia due ruote, oggi volavo proprio!

Poco prima, alla Fnac, avevo visto alcuni dei dischi più belli della signora del canyon nello scaffale special price. Se ne stavano lì intonsi e impolverati con il bollino da 6/9 euro. Per un momento confesso di aver pensato che questa crisi forse un po’ ce la meritiamo. Quand’è che abbiamo smesso di dare il giusto valore alle cose?

Poi, prima di uscire dal negozio, ho preso Hejira, l’ho spolverato e l’ho messo in bella vista nello scaffale novità. Chissà che qualcuno, questa sera, non sia riuscito, per errore, a portarsi a casa un capolavoro.

ON AIR: Don Juan’s Reckless Daughter (Joni Mitchell)

P.S. Questo Natale, non so voi, ma io mi farò un bel regalo.

Beatles: 50 anni e (non) sentirli. Spessissimo!

the beatles runningSono passati 50 anni dal loro primo singolo (Love me do) e i Beatles marciano ancora parecchi chilometri avanti a tutto quello che siamo abituati a sentire adesso. E bla bla bla… Queste cose, lo so, ormai sono banalità.

Ecco perché oggi, che è l’anniversario dei loro primi passi, ho deciso di limitare le parole, stilare la classifica dei miei pezzi preferiti e farveli soltanto ascoltare. Mi sono data un limite (necessario per non star qui una settimana) e ho scelto soltanto due canzoni per ogni album (una fatica immane!).

Potete far partire la mia Beatles list e riascoltare subito una serie di capolavori assoluti. Se poi qualcuno osa ancora dire che sono stati un gruppo sopravvalutato, alzo le mani (su quel qualcuno)!

Beatles List: Happy birthday Fab Four!

aspettando Tom Petty

young tom pettySono passati circa 21 anni da quando io e mio fratello, subito dopo aver visto Il silenzio degli innocenti, abbiamo comprato il Greatest Hits di Tom Petty & The Heartbrakers. Io avevo 15 anni, lui 12 e a mala pena sapevamo chi fosse quel capellone biondo. Il cd però l’abbiamo consumato.

Venerdì sera, finalmente, vedrò Tom Petty dal vivo e (coincidenza!) sta chiudendo tutte le date proprio con quello stesso pezzo.

Mi sto preparando all’evento canticchiando la scaletta del tour. Eccola in versione studio e, per chi preferisce, anche in versione live.

“… well she was an American girl
raised on promises
She couldn’t help thinking that there
was a little more to life
somewhere else…”

ON AIR: American Girl (Tom Petty & The Heartbrakers)

some day you gotta stand up straight

Quella appena passata è stata una settimana pesante, frustrante, infinita.

Eppure lui, con le prime due note di questa, è già riuscito a strapparmi un sorriso.

Felice compleanno, Mr. Lou Reed!

dalla principessa che vive sulla collina

“… but remember the princess who lived on the hill
Who loved you even though she knew you was wrong
And right now she just might come shining through
and the glory of love, glory of love
Glory of love, just might come through…”

ON AIR: Coney Island Baby (Lou Reed)

è l’amore che ci salverà

Un ricordo nitido: ho più o meno 18 anni e sono con mio fratello nella stanza di nostro cugino Andrea.

Dal mangiacassette parte questa e mi si appiccica addosso per sempre.

“… ma io ti cercherò
anche da così lontano, ti telefonerò
in una sera buia, sporca, fredda
e brutta come questa
forse ti chiamerò, perché vedi
io credo che l’amore è l’amore che ci salverà…”

ON AIR: Henna (Lucio Dalla)

Foto di Guido Harari

Leonard: a lazy bastard living in a suit

[proposito per il nuovo anno: aggiornare più spesso il blog]

Leonard CohenLeonard Cohen: una carriera che non occorre ve la racconti e una voce “sporca”, che scalda il sangue e scioglie i nervi. Qualche anno fa, vederlo dal vivo è stato come ritrovarmi vittima di un meraviglioso incantesimo (mancava solo la zucca-carrozza ad aspettarmi fuori dagli Arcimboldi).

Oggi mi commuovo ascoltanto la semplicità e l’intensità del suo nuovo Old Ideas. E non sono l’unica a volergli bene, a quanto pare: Rolling Stone ha appena inaugurato un appuntamento settimanale che vedrà vari artisti cimentarsi con brani del vecchio Leonard. Apre le danze Greg Dulli (Afghan Whigs e Twilight Singers) con una sentita cover di Paper Thin Hotel.