connessioni

connessioni (Jenny Holzer)

Ogni cosa è illuminata, secondo Jonathan Safran Foer. Ok. Ma soprattutto ogni cosa è in qualche modo collegata ad altre, aggiungo io. Esistono fili sottilissimi (spesso impercettibili) che uniscono oggetti, parole, pensieri, persone. E Jenny Holzer per me lo dice benissimo: “All things are delicately interconnected”.

Per quanto mi riguarda, ormai ne ho la certezza: fili invisibili legano le cose che ascolto, guardo e amo. E quando alcuni di questi decidono di palesarsi, mi ritrovo in qualche modo a pensare che nel (mio) caos tutto abbia il suo bel posticino predefinito.

Per esempio, sono ragazzetta, Lou Reed già lo adoro, ma nella mia stanza ascolto ossessivamente anche la Strambelli e rimango di stucco quando scopro questa:

(Che poi Patty ha cantato anche la sua versione di Walk on the wild side. Ma si tratta di un pezzo decisamente più inflazionato.)

Poi c’è quella volta di Jenny Holzer. Me ne innamoro dopo aver visto alcune sue opere a Siena, accompagnata da un cicerone d’eccezione. Qualche anno dopo guardo un film di Dennis Hopper (altro mio punto di riferimento artistico), Ore contate, in cui Jodie Foster fa la parte di un’artista concettuale che crea “scritte elettroniche”. Una su tutte richiama la mia attenzione: “Protect me from what I want”. E indovinate chi è la vera autrice? Jenny Holzer ovviamente.

E di nuovo. È il 2006, sono a Parigi, tappa obbligata al Pompidou. C’è una mostra che sembra interessante, Los Angeles 1955-1985 – Naissance d’une capitale artistique. Di chi è la foto della locandina? Di Dennis Hopper naturalmente.


Dennis Hopper, Double Standard, 1961.

Un caso che anche una delle mie primissime interviste io l’abbia fatta proprio a lui? I don’t think so.

Di recente ho scovato altre connessioni leggendo l’autobiografia di Diane Keaton. Non avrei mai pensato di trovarci dentro Amelia Earhart, che ha dato il nome a mia figlia (“I’ll never forget the day our next-door neighbor Laurel Bastendorf said, ‘Diane, you know who you look like?’ ‘Doris Day?’ I asked. ‘Oh no, this is far better. You look like Amelia Earhart, the famous woman pilot whose plane went down over the Pacific – you know, the national heroine? You could be mistaken for her daughter.'”), e Joni Mitchell, la mia cantautrice di riferimento (“During the early 1970s, Joni Mitchell’s ‘A case of you’ told me the story I wanted to hate but loved to hear. The story of goodbye. The perfect goodbye. The perfect loss. The perfect ache. Nothing does words better than music.”).

Ho scoperto dopo che Diane Keaton ha interpretato proprio la Earhart sul grande schermo. Per non parlare del fatto che uno dei pezzi che preferisco di Joni Mitchell fa riferimento proprio all’aviatrice statunitense.

E così via. Potrei andare avanti all’infinito, ma ne andrebbe del mio pranzo e della vostra pazienza.