14 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – (Are You) The One That I’ve Been Waiting For? (Nick Cave)

viva viva il Calendario dell’Avvento Rock! che non fa ingrassare, né spendere quattrini in cianfrusaglie inutili. avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire «arrivare»]. una canzone al giorno. il tema, per restare in tema, è “l’attesa”. trattasi di attese, il più delle volte, poco ortodosse. buon ascolto.

“Penso a te in movimento e a quanto ti stai avvicinando
E come ogni piccola cosa ti anticipa
Tutte le mie vene, le mie corde del cuore chiamano
Sei tu quella che stavo aspettando?”

In (Are You) The One That I’ve Been Waiting For?, Nick Cave canta l’attesa dell’amore con la maiuscola, ma lo fa con la malinconia di chi sa che il romanticismo in fondo non è altro che una condanna.

«Ricordo di averla scritta, mentre stavo andando in taxi a casa di Michael Hutchence, per qualche motivo. C’è molto dell’amore che si disintegra in questo album (The Boatman’s Call). Abbiamo bisogno di credere che l’amore sia qualcosa che può salvarci, ma in realtà non lo è affatto. Intendo dire che l’amore – l’amore romantico – è una sorta di distrazione, alla fine».

«La Canzone d’amore è il suono dei nostri sforzi per renderci simili a Dio, per elevarci, per innalzarci dal suolo e dalla terra e dalla mediocrità. Credo che la Canzone d’amore debba essere una canzone triste: il suono stesso del dispiacere».

13 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – Waiting Underground (Patti Smith)

viva viva il Calendario dell’Avvento Rock! che non fa ingrassare, né spendere quattrini in cianfrusaglie inutili. avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire «arrivare»]. una canzone al giorno. il tema, per restare in tema, è “l’attesa”. trattasi di attese, il più delle volte, poco ortodosse. buon ascolto.

“E poi risorgeremo
nei nostri sudari candidi
Quando saremo una cosa sola
Ma fino a quel giorno aspetteremo soltanto
nei nostri sudari candidi
Aspetteremo sottoterra
nei nostri sudari candidi.”

In Waiting Underground, Patti Smith celebra un’attesa pasquale, più che natalizia, l’attesa che precede la risurrezione. “We shall live again” – vivremo di nuovo – cantava in Ghost Dance, qui canta l’attesa, prima del grande ballo.

«I morti parlano, ma noi come tanti abbiamo dimenticato come si ascoltano», spiega lei stessa, «Li teniamo nelle nostre mani, scorrono nel nostro sangue. Sono nelle pagine del Corano, nei Salmi, nella Torah, nella Costituzione, nel Nuovo Testamento. In tutte le rivelazioni, in tutta la poesia, in tutti i libri sacri. Ci trasmettono parole d’amore e di pena. E noi intrecciamo le loro idee con le nostre, fino a formare un nuovo corpo».

«Sta guardando alle persone che ha perso, non con tristezza, ma con rabbia. Sta commentando la morte dei suoi contemporanei – sia che si tratti del suo defunto marito, degli amanti o degli amici – e ha smesso di essere triste per questo». (Patti Smith: America’s Punk Rock Rhapsodist, Eric Wendell)

12 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – Waiting On A Friend (Rolling Stones)

Andy Warhol

viva viva il Calendario dell’Avvento Rock! che non fa ingrassare, né spendere quattrini in cianfrusaglie inutili. avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire «arrivare»]. una canzone al giorno. il tema, per restare in tema, è “l’attesa”. trattasi di attese, il più delle volte, poco ortodosse. buon ascolto.

“Ho bisogno di qualcuno da proteggere
Fare l’amore e spezzare cuori
è un gioco da ragazzi,
ma non sto aspettando una signora,
sto solo aspettando un amico.”

Waiting On A Friend racconta un’attesa piuttosto insolita per i Rolling Stones. Mick Jagger, lo sciupafemmine – strano, ma vero – qui canta il valore dell’amicizia, in contrapposizione alle donne. E lo fa accompagnato da Mick Taylor alla chitarra, Nicky Hopkins al piano e Jimmy Miller alle percussioni.

«Lasciatemi essere cinico per un momento», ha detto lui stesso in un’intervista, «La canzone non parla di aspettare una donna, anche se tutti lo pensano. Si tratta di un amico in generale; non importa se sia uomo o donna. Vedo già la gente dire: “Mick è invecchiato e scrive questa roba molto più compassionevole ora. Senza dubbio sta parlando di una persona reale”. Ma questa è una libera interpretazione».

Registrata nel 1972 per Goats Head Soup, viene scartata. Vedrà la luce soltanto nove anni dopo con Tattoo You. Quando esce come singolo nell’81, grazie anche al video, diretto da Michael Lindsay-Hogg (che ha girato lo speciale Rock and Roll Circus nel 1968), che passa sulla neonata MTV, in America va piuttosto bene. «La parte iniziale viene girata in strada per poi proseguire al St. Marks Bar & Grill al Greenwich Village, dove gli Stones imbracciano gli strumenti e mimano il brano». (The Rolling Stones 1961 2016: La storia, i dischi e i grandi live, Massimo Bonanno)

11 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – Nobody Knows (Faces)

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“Aspetto qui pazientemente
Sto aspettando invano?
Ti vedrò? Ti toccherò?
Ti sentirò chiamare il mio nome?”

In Nobody Knows dei Faces, Rod Stewart e Ronnie Lane cantano insieme un’attesa d’amore, vissuta tra ottimismo e pessimismo, che poi finisce per diventare anche uno sguardo sulla vita più in generale.

Le voci di Stewart e Lane si mescolano di continuo in questa sorta di jam rilassata, una strimpellata folk nascosta nel lato B di First Step. È l’album di debutto dei Faces, la band nata da una costola degli Small Faces (Ronnie Lane, Ian McLagan e Kenny Jones) e del Jeff Beck Group (Rod Stewart e Ron Wood), ma per l’uscita americana, la Warner chiede alla band di pubblicarlo ancora come Small Faces. Pensano che sia una mossa utile per le vendite. In inghilterra invece esce con il nome corretto.

«Gli Small Faces sono diventati più sofisticati e maturi», scrive del disco, all’epoca, Joel Selvin su Rolling Stone, «L’aggiunta di Rod Stewart alla voce e Ron Wood alla chitarra solista ha modificato notevolmente la sostanza della loro musica».

10 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – Crosseyed And Painless (Talking Heads)

thismustbetalkingheads.com

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“C’era una linea
C’era una formula
Affilata come un coltello
I fatti hanno scavato un buco dentro di noi
Sto ancora aspettando… sto ancora aspettando… sto ancora aspettando.”

In Crosseyed And Painless, David Byrne canta l’attesa di chi sta per impazzire. Un’attesa fatta di paura e, insieme, di desiderio di poter vedere tutto in maniera più chiara. “I fatti non fanno quello che voglio che facciano. I fatti distorcono la verità.”

«Crosseyed and painless», ha spiegato Chris Frantz (batterista della band), «è una sensazione che abbiamo provato tutti, almeno una volta nella vita. Credo sia molto simile allo stato di ebbrezza, dato dall’alcol». Frantz ha raccontato anche che Byrne non sapeva come gestire il bridge che inizia con “i fatti sono semplici”. Aveva la necessità di pronunciare molte parole in brevissimo tempo, Così Frantz gli suggerisce di provare a rappare – all’epoca non era affatto comune – Byrne ci prova e fa centro al primo colpo.

I Talking Heads registrano il disco (Remain In Light) al Compass Point Studios di Nassau (nelle Bahamas), con il produttore Brian Eno, che collabora anche alla scrittura dei pezzi.
Nel videoclip, diretto da Toni Basil, c’è un esempio di “moonwalk”, che precede di ben due anni quello di Michael Jackson. Il ballerino che lo fa, un esperto di popping (questa sorta di danza scattosa), è Skeeter Rabbit degli Electric Boogaloos.

9 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – In The Air Tonight (Phil Collins)

Xenocontendi

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“Lo sento arrivare nell’aria, stasera, oh Signore.
E ho aspettato questo momento, per tutta la vita, oh Signore.
Riesci a sentirlo arrivare nell’aria, stasera?”

In The Air Tonight di Phil Collins traduce in parole e in note un’attesa crescente, che somiglia molto a un desiderio di vendetta. E l’aria che tira, discretamente rabbiosa, si snoda lungo tutto il brano, per poi esplodere nel celeberrimo assolo di batteria. Collins stesso ha confermato di averla scritta in un periodo non proprio semplice della sua vita.

«Avevamo fatto un lungo tour nel 1977», ha raccontato, «e il risultato fu che il mio matrimonio andò in pezzi. Avevo una moglie, due figli e due cani e, all’improvviso, sono rimasto senza niente. Ero arrabbiato, infelice e depresso. Non avevo più la mia famiglia attorno e litigavo di continuo al telefono con lei. Non so esattamente di cosa parli la canzone. C’è del rancore, senza dubbio, ma non è stato intenzionale. Il testo è nato in maniera molto istintiva e spontanea. Diciamo che non avevo paura di mostrare quello che sentivo in quel momento».

Secondo Collins, l’ingresso di batteria somiglia al “latrato” delle foche ed è nato per caso: «Nel demo originale, entrava in maniera molto più semplice. Si sa che i batteristi, però, si danno sempre da fare, così, al momento di inciderla, improvvisai quel fill e decidemmo di tenerlo. Ormai tutti mi conoscono per quello, ma è stata pura fortuna […] La mia ex moglie s’infuriò, quando sentì il pezzo. Mi accusò di voler lucrare sulla tristezza. Anche altre persone furono sorpresi dal fatto che potessi esprimere quelle cose in una canzone, ma questo è ciò che significa fare musica».


8 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – Tomorrow Is A Long Time (Bob Dylan)

viva viva il Calendario dell’Avvento Rock! che non fa ingrassare, né spendere quattrini in cianfrusaglie inutili. avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire «arrivare»]. una canzone al giorno. il tema, per restare in tema, è “l’attesa”. trattasi di attese, il più delle volte, poco ortodosse. buon ascolto.

“Se oggi non fosse una strada senza fine,
se stanotte non fosse un sentiero tortuoso,
se domani non fosse così lontano,
allora la solitudine non significherebbe poi molto.”

Anche la semplice attesa del domani può diventare insopportabile, quando c’è di mezzo il cuore. E Bob Dylan, con la sua Tomorrow Is A Long Time, riesce a rendere perfettamente l’idea. L’attesa, in questo caso, è desiderio, puro e semplice e la canzone è per Suze Rotolo (la ragazza che cammina con Dylan sulla copertina di Freewheelin’). «È solo che odio il tempo», scrive Dylan, in una lettera indirizzata a lei, «Sto cercando di piegarlo e attorcigliarlo, digrignando i denti, mentre gli occhi bruciano. Odio il tempo, ti amo».

«Il punto di partenza di Tomorrow Is A Long Time – che Dylan condivide con i suoi amici del Minnesota in una jam session informale a casa di Tony Glover, nell’agosto del 1962, quando è poco più di una semplice idea – si rivela essere il punto di partenza di quasi tutta la musica folk anglo-americana. Westron Wind, una reliquia del quindicesimo secolo, tramandata oralmente, è composta soltanto da quattro versi, ma racchiude comunque in sé un intero mondo di dolore. Dylan riscrive le ultime due righe e costruisce la canzone su quelle.» (Revolution in the Air: The Songs of Bob Dylan 1957-1973, Clinton Heylin)

Elvis Presley incide il brano nel 1966. Dylan, che ha sempre avuto una passione per lui, ha più volte dichiarato come, tra le migliaia di cover delle sue canzoni, la sua preferita in assoluto sia proprio Tomorrow is a long time, cantata da Elvis.

7 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – My Room. Waiting For Wonderland (Van Der Graaf Generator)

Radiokot

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“Mostro marino indifeso, arenato sul bagnasciuga
Abbandonato in un’estasi di attesa.
Desidero ardentemente,
pur sapendo che non mi tufferò più
nella marea che sta già crescendo.”

«L’emozione che arriva da una canzone non è paragonabile a nient’altro. Le parole, per quanto giuste e accurate, non saranno mai in grado di dare lo stesso calcio emotivo.» (Peter Hammill)

Ed è indubbio che, anche nell’attesa di My Room (Waiting For Wonderland) dei Van Der Graaf Generator, l’atmosfera prevalga sul testo. Ma questa volta il calcio arriva dalle parole. Ci trasportano in un labirinto oscuro, che potrebbe non avere via d’uscita: “Come hai potuto lasciarmi qui a morire? Mi sto congelando al freddo di questo posto. Nemmeno una faccia amica a cui dire addio sorridendo. Come hai potuto lasciare che accadesse?”. Lasciano addosso quel senso di claustrofobia, che era anche in Killer e House With No Door.

Qui, però, la musica va in tutt’altra direzione: è una ballad dalle linee melodiche appena accennate – fino alla fine – in cui la disperazione si perde in una calma apparente, che rende tutto ovattato e rarefatto. Hammill non urla, il suo grido è sempre pacato, si limita a un falsetto. Mentre il sax di David Jackson, sul finale, ci ricama attorno. «Non avevamo mai fatto niente del genere, siamo quasi sbalorditi dal risultato, come se non fossimo stati noi a realizzarlo» (Peter Hammill).

L’attesa del fantomatico “paese delle meraviglie”, citato nel titolo, si rivela, in realtà un’attesa nichilista, in cui sogni, speranze e promesse s’infrangeranno inesorabilmente.


6 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – Almost Independence Day (Van Morrison)

Dan Sproul

viva viva il Calendario dell’Avvento Rock! che non fa ingrassare, né spendere quattrini in cianfrusaglie inutili. avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire «arrivare»]. una canzone al giorno. il tema, per restare in tema, è “l’attesa”. trattasi di attese, il più delle volte, poco ortodosse. buon ascolto.

“Sento i fuochi d’artificio.
Riesco a sentire la gente, la gente, la gente che grida.
Sento le persone che urlano (di qua e di là dal confine, di qua e di là dal confine)
Ed è quasi il giorno dell’Indipendenza.”

L’attesa di Van Morrison in Almost Independence Day – mentre fuori fervono i preparativi per la festa – è rafforzatata ancora di più dal suo modo inconfondibile di cantare. Uno stream-of-consciousness in cui le parole si ripetono più e più volte, seguendo il flusso ossessivo dei pensieri. Più che strofe, formule magiche (questa va oltre i 10 minuti), sottolineate dai crescendo sonori, altrettanto caratteristici. E la formula magica di Independence Day – ci tengo a sottolinearlo – ha portato parecchia fortuna ai Pink Floyd: il loro brano più celebre, praticamente, non è loro, è di Van The Man. Non serve nemmeno che vi dica quale, vero?

«Squillò il telefono. Sollevai la cornetta», racconta Van Morrison, «e il centralinista mi disse: “C’è una telefonata per lei dall’Oregon. È il signor Tal dei Tali”. Era un ragazzo dei Them. Dall’altra parte però poi non rispose nessuno. Proprio in quel momento iniziai a scrivere: “Riesco a sentire la loro chiamata, dall’Oregon”. È da lì che partì tutto».

«Mentre la canzone prosegue, sembra quasi che sia essa stessa, più che il cantante, a guardare la baia di San Francisco e i fuochi d’artificio; mentre ciò accade, il 4 luglio si allontana e ciò che rimane è una terra incerta, non rivendicata, dove l’evento che avrebbe dovuto risolvere la situazione, non ha ancora avuto luogo». (Listening to Van Morrison, Greil Marcus).

5 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – The Waiting (Tom Petty and the Heartbreakers)

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viva viva il Calendario dell’Avvento Rock! che non fa ingrassare, né spendere quattrini in cianfrusaglie inutili. avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire «arrivare»]. una canzone al giorno. il tema, per restare in tema, è “l’attesa”. trattasi di attese, il più delle volte, poco ortodosse. buon ascolto.

“L’attesa è la parte più difficile.
Ogni giorno si scopre una carta in più.
Lo si fa un po’ per fiducia, un po’ per sentimento.
L’attesa è la parte più difficile.”

The Waiting di Tom Petty and the Heartbrakers – prima in classifica per 6 settimane consecutive – è un attesa colma di aspettative. Nessuno nega che sia tosta, ma va comunque vissuta senza perdere mai la speranza.

«Invece di cercare la gloria nella pura affermazione, Hard Promises trova la dignità nell’accettazione. Proprio questo è il tema di The Waiting, il pezzo più potente dell’album. Lo inaugura con quella vena ottimistica, che omaggia i Byrds (Turn! Turn! Turn!) e che è poi diventata un po’ il marchio di fabbrica della band di Petty. Si passa dall’abbaglio di un primo colpo di fulmine e dallo stordimento dell’estasi d’amore, a una sfacciata confessione che solo Petty poteva scrivere sopra i passaggi pungenti di Mike Campbell (chitarrista della band).» (Tom Petty: Rock ‘n’ Roll Guardian, Andrea M. Rotondo)

«C’è voluto parecchio tempo per scriverla. Roger McGuinn giura di avermi suggerito la battuta “l’attesa è la parte più difficile”, ma io ricordo di aver preso l’idea da un testo di Janis Joplin. Il ritornello è saltato fuori abbastanza rapidamente, ma mettere insieme il resto della canzone non è stato semplice. Il testo ha a che fare con la realizzazione dei propri sogni, si aspetta che si avverino, senza sapere se questo accadrà. Per quanto mi riguarda, ho sempre pensato fosse un pensiero ottimista». (Conversations With Tom Petty, Paul Zollo)

The Waiting viene citata nel film Storia di un matrimonio (2019). Laura Dern, che interpreta l’avvocato divorzista di Scarlett Johansson, le dice: “Non era Tom Petty che diceva ‘l’attesa è la parte più difficile’? Ho rappresentato io sua moglie nel divorzio. Le ho fatto avere la metà di quella canzone”. Petty, ha davvero divorziato da Jane Benyo, sua prima moglie, nel 1996.