musica tra il buio e il silenzio

Scrivo che è quasi notte. Il momento che preferisco, da sempre. Quello in cui mi riesce meglio qualunque cosa (o almeno così pare a me). Adoro camminare in bilico sul filo della mezzanotte per poi allungare il passo e andare oltre. Mi piace restare sospesa tra il buio e il silenzio.

Quand’ero ragazzina era la situazione ideale per studiare. Oggi è molto di più: è un varco interdimensionale, la porta per accedere al mio spazio senza tempo. Posso leggere, ascoltare, guardare e scrivere senza interruzioni, con la sensazione che i minuti che mi separano dalla mattina siano infiniti.

Stasera su consiglio di uno che (di musica) ne sa, sto ascoltando Leoš Janáček e dalla mia dimensione parallela voglio condividere la buonanotte perfetta.

Bonne nuit!

(music: Sur un sentier recouvert – Bonne nuit!, Leoš Janáček, Sarah Lavaud. photo: Bus stop, Astrid Kruse Jensen)

donne, motori e donne motrici

Poco fa, ascoltando in auto un vecchio disco di Prince, l’orecchio mi è cascato su Little Red Corvette. Diciamolo, suona sempre dannatamente bene nello stereo. L’avrò cantata a squarciagola diverse volte, ma senza mai fare particolare attenzione al testo.

Oggi invece riflettevo sulla prospettiva ribaltata: il latin lover, colui che seduce e abbandona ignare fanciulle in una quantità spropositata di canzoni (italiane, inglesi, francesi, ostrogote…), questa volta lascia spazio a una donna supercar, con molti cavalli a disposizione. Lei accelera a tal punto che il malcapitato TAFKAP si ritrova a supplicarla: “honey, you got to slow down”.

Al di là del fatto che la maggior parte della musica di Prince, come ben sappiamo, trasuda sesso da tutti i pori, ma non è questo il punto, ho cominciato a pensare ad altri pezzi (non suoi), che hanno messo l’uomo in ginocchio e (me lo dico da sola) ne è venuta fuori una playlist (tra il serio e il faceto) niente male. Al grido di “non di sole Florence Nightingale è fatto il mondo!”.

Little Red Corvette (Prince)
“I guess I must be dumb, ‘cause you had a pocket full of horses.” Una che, per parafrasare uno dei nostri, ha più clienti di un consorzio alimentare.

Femme Fatale (Velvet Underground)
“You’re put down in her book, you’re number thirty seven, have a look!” Quella che, per tenere il conto dei suoi incontri galanti, addirittura gira con l’agendina.

Cactus Tree (Joni Mitchell)
“There’s a lady in the city and she thinks she loves them all.” Tra le mie preferite, l’intellettuale con un uomo per ogni stagione.

Malafemmena (Totò)
“Si dolce come ‘o zucchero, però sta faccia d’angelo te serve pe’ngannà.” Naturalmente non poteva mancare la femme fatale partenopea.

Contessa (Decibel)
“Non puoi più pretendere di avere tutti quanti attorno a te. Non puoi più trattare i tuoi amanti come fossero bignè.” E, dulcis in fundo, la donna egocentrica piuttosto golosa che ha fatto arrabbiare Enrico Ruggeri.

(ne avrei molte altre da aggiungere, ma il mio tempo dedicato al cazzeggio per oggi finisce qui). Buon ascolto!

il tuffo

dive
[consigli di lettura: fate partire questa e cominciate a leggere a 0:26 circa]

“… feels like a little baby bird fallen from the nest …”

Esistono due tipi di persone: quelle che sfidano la vita per incoscienza e quelle che lo fanno con cognizione di causa. Le prime quasi mai sperimentano la paura, ma si perdono buona parte del brivido che ogni avventura pericolosa si porta appresso.

Le seconde invece prendono tempo. Pensano. Soppesano. Salgono lentamente ogni gradino. Passo dopo passo. E una volta sul trampolino olimpionico, si fermano.
Restano lì immobili per diversi minuti, i piedi saldamente poggiati, noncuranti degli sguardi sorpresi dei presenti. Osservano a lungo la piscina, ne studiano la profondità.

“… but I’ve had a lack of inhibition, I’ve had a loss of perspective…”

Guardano la trasparenza dell’acqua come si guarda un precipizio in una giornata limpida e colma di luce. Annusano a pieni polmoni l’odore dell’aria che si mescola ai vapori del cloro. Per qualche istante riescono persino a percepire sulla propria pelle tutta la potenza dell’impatto con l’acqua. E forse vacillano. Pur non avendo mai saltato prima da quell’altezza, loro sanno esattamente cosa li aspetta. E nello stesso tempo non lo sanno affatto.

“… ‘cuz they can call me crazy if I fail all the chance that I need…”

Quello che segue è il tuffo per antonomasia. È una spinta decisa, tremante e vigorosa. Un impeto che tutto il corpo respinge e insieme agogna. Un gesto ponderato e istintivo, un volo fragile, ragionato e disperatamente folle. È l’unico tuffo degno di essere definito tale. E non stiamo parlando di abilità, di eleganza, di acrobazie o di prestazione fisica. Niente di tutto questo. Qui il punto è esserci. Di una presenza vera e integra, che unisce il tangibile all’impalpabile. È una compattezza fatta di fiato e sangue. È disarmonia che si fa meravigliosamente musica.

Questo è l’unico spettacolo per cui la somma dei numeri sulle palette alzate non sarà mai davvero abbastanza.

“… I’m just gonna get my feet wet until I drown…”

(soundtrack: Ani DiFranco, Swan dive. photo: Marjorie Gestring diving. Berlin Olympics, 1936)

per cambiare davvero…

Servono più artisti che fanno musica con questo spirito.
E anche più gente davvero in grado di “sentirla”.
Ecco cosa.

“… speak out, you got to speak out against the madness,
you got to speak your mind,
if you dare
But don’t no don’t now try to get yourself elected
If you do you had better cut your hair…”

(ph Mario Tama / Getty Images)
ON AIR: Long Time Gone (live) – Crosby & Nash

masturbazioni musicali

Quello appena trascorso è stato un week-end di puro revival musicale. Venerdì sera ho cucinato con Like a Virgin, sabato mattina ho spolverato con La voce del padrone. Poi, domenica, scribacchiando con She’s So Unusual, mi sono imbattuta in She Bop: il brano provocatorio di Cyndi Lauper che parla di masturbazione. E mi è venuta voglia di raccoglierle in un post. Le canzoni sul tema autoerotismo.

Alcune sono volutamente ironiche, altre invece più dense di significato. Tra le mie masturbazioni musicali preferite ci sono sicuramente quelle qui sotto. Se poi ve ne vengono in mente altre, sparate pure.



MASTURBAZIONE BOP-POP
“… do I wanna go out with a lion’s roar. Huh, yeah, I wanna go south and get me some more. Hey, they say that a stitch in time saves nine. They say I better stop – or I’ll go blind. Oop – she bop…”

E come sa fare “bop” Cyndi, non lo sa fare nessun’altra: i suoi urletti sono sempre una certezza.
She Bop – Cyndi Lauper

MASTURBAZIONE BLASFEMA
“… gonna lay down. And when my hand touches myself, I can finally rest my head. And when they say take of his body, I think I’ll take from mine instead…”
Un pezzo tutt’altro che leggero. Del resto Tori aveva già dichiarato di non essere una ragazza cornflake. Il suo non è soltanto autoerotismo, ma una provocazione forte: meglio la carne di certe presunte spiritualità…
Icicle – Tori Amos

MASTURBAZIONE A RITMO DI VALZER
“… mentre la notte scendeva stellata stellata, lei affusolata nel buio dormiva incantata. Chi mi dirà buonanotte stanotte, mio Dio? La notte, le stelle, la luna o forse io…”

Autoerotismo a due voci. Un brano cantato come fosse una favola per bambini, ma con testo assolutamente vietato ai minori.
Sei ottavi – Rino Gaetano

MASTURBAZIONE INTERCONTINENTALE
“… fammi sognare. Lei si morde la bocca e si sente l’America. Fammi volare. Lui allunga la mano e si tocca l’America. Fammi l’amore forte, sempre più forte come fosse l’America
…”
Sensuale e rock, in perfetto stile Gianna. Autoerotismo grintoso per viaggiare oltreoceano.
America – Gianna Nannini

MASTURBAZIONE COL PIFFERO
“… roll yer own: you got to hit that spot. Roll yer own when your hands are hot…”
Autoerotismo e stile prog-rock. Il tutto incendiato dal flauto traverso di Ian Anderson.
Roll Yer Own – Jethro Tull

MASTURBAZIONE DI SOPRAVVIVENZA
“… ho fatto le mie scale tre alla volta, mi son steso su un divano. Ho chiuso un poco gli occhi e con dolcezza è partita la mia mano…”
La ballata dell’autoerotismo per disperazione. L’unica soluzione dopo una sfilza di due di picche.
Disperato erotico stomp – Lucio Dalla

(Copertina di Milo Manara)

take me home (Waits per i senzatetto)

tom waits“… Can I get up off the mat
Like a wrestler that has
Been beaten, beaten
Can I get up and come
Roaring back?

I guess some of us just
Get the old maid…

Home is a place
To get a letter

If they can find you

I have heard
Because you can’t
Send a letter
To a bird…

I am homeless
But I am moving
Maybe I’ll take the hound down
Maybe I’ll take the hound
Where the grass is green
And the barn is red

Where the wind makes
the trees look like hula girls…”

Si chiama Seeds On Hard Ground il libro che Tom Waits pubblicherà il 22 febbraio in edizione limitata con lo scopo di raccogliere fondi per i senzatetto.

Si potrà acquistare esclusivamente online (su TomWaits.com o su Anti.com) e il ricavato sarà interamente devoluto alla Redwood Empire Food Bank, al Sonoma County Homeless e al Family Support Center.

E a leggerlo sembra quasi di sentire una delle sue struggenti ballate.

musica e lasagne per carnivori vegetariani

Sono una carnivora fondamentalmente. Nello spirito, più che a tavola. Le cose devo sentirle di pancia per saperle vere. Qualsiasi emozione mi passa attraverso il corpo: nel bene m’incendio, nel male somatizzo.

Che c’entra questo con le lasagne? C’entra.
Ho sempre diffidato del vegetarianesimo di tendenza. E, da sempre, lasagne e ragù per me vivono in simbiosi.

Stasera, dio mi fulmini, preparerò (per la seconda volta, a dire il vero) la variante veggie di uno dei miei primi piatti preferiti. La colpa è di ci_polla e della sua ricetta. Nel cospargermi il capo di cenere, lo confesso pubblicamente: le lasagne vegetariane sono buone. E non ci metto nemmeno un pizzico di salsiccia.  Giuro.

Ed ora qualcosa di completamente diverso. Una bella playlist per mettere d’accordo carnivori e vegetariani:

Buon ascolto e buon appetito.

Quattro chiacchiere fiorentine con Patti Smith

Premesso che con Patti Smith ci farei pure un’ora di coda alla cassa del supermercato, se poi mi dite anche che invece che al super, posso incontrarla a Firenze e farci una chiacchierata itinerante tra Palazzo Vecchio e Santo Spirito, allora son già lì.

I was in Florence. È questo il nome dell’evento in questione. Patti Smith a Firenze c’è stata sicuramente più volte, ma il 10 settembre del ’79 ad ascoltarla c’erano 50.000 ragazzi e lei si sarebbe ritirata a vita privata proprio il mese successivo. “Quello – ha detto – è stato il concerto più importante della mia carriera, quasi la mia Woodstock”.

30 anni dopo, la sacerdotessa del rock torna sul luogo del delitto con la voglia di cantare, recitare e camminare con la gente per le strade di Firenze “come un menestrello dei tempi antichi”.

Sicché, il 9 e il 10 settembre prossimo non cercatemi: nutrie permettendo, io sarò a ballare a piedi scalzi in riva all’Arno.

Patti Smith – Wave (via Sam1957)
pass: sam1957

Delgados, caffelatte e l’indie rock che fu


Domenica mattina in pieno relax. Caffelatte e musica per colazione. Ripesco un vecchio disco, che più o meno nove anni fa, a furia di sentirlo, avevo letteralmente consumato: The Great Eastern (Delgados).

La prima volta che ascoltai The Past That Suits You Best, Aye Today e Accused of Stealing fu grazie al fratellino. Una sua amica, che all’epoca viveva a Londra, gli aveva fatto una cassettina coi pezzi più interessanti del momento. Indie rock di qualità. Ne rimasi folgorata.

Oltre ai Delgados nella compilation c’erano anche Pedro The Lion e Belle And Sebastian. Riascolto quei dischi oggi, quasi 10 anni dopo la famosa cassettina, e mi dico che sono molto meglio di certo indie rock che si sente in giro in questi giorni.

It’s Hard To Find A Friend (Pedro The Lion)

The Great Eastern (Delgados)

Tigermilk (Belle And Sebastian)