15 album (che ti hanno influenzato)

[una di quelle note che girano su Facebook e a cui, data la mia musicofilia, ho deciso di dedicare un post]

Quindici dischi che ti hanno influenzato e ti saranno sempre cari. Elenca i primi quindici in non più di quindici minuti.

1. Aqualung – Jethro Tull
2. Under the Pink – Tori Amos
3. Greatest Hits – Bob Dylan
4.  New York – Lou Reed
5. 24 Nights – Eric Clapton
6. Blue – Joni Mitchell
7. Tunnel of Love – Bruce Springsteen
8. Live MCMXCIII – The Velvet Underground
9. 1962 – 1966 – The Beatles
10. Closing Time – Tom Waits
11. Hounds of Love – Kate Bush
12. The Best of – Rod Stewart
13. Moondance – Van Morrison
14. Mondi lontanissimi – Franco Battiato
15. Daylight Again – Crosby, Stills & Nash

La lista potrebbe continuare all’infinito, ma questi sono sicuramente tra i primi ascolti che mi hanno in qualche modo segnato. Per mille motivi. Colonne sonore di viaggi con mamma e papà, musicassette consumate assieme a cottarelle estive, testi che hanno riempito i miei diari e accompagnato la mia adolescenza. Alcuni dei miei piccoli tatuaggi musicali.

un palco al tramonto

E’ appena uscito Astral Weeks: Live At The Hollywood Bowl. E qui la sottoscritta gioca in casa.

Van Morrison è una vecchia conoscenza. Col suo timbro da nero e il suo spirito solare, ha sempre saputo creare atmosfere uniche. Voglio dire: Moondance era la canzone da “intorto” perfetta, prima che Bublé ci mettesse le sue manacce sopra. Brown-eyed girl l’hanno sfruttata in parecchi film e resta uno di quei pezzi che mettono di buon umore e fan venir voglia di ballare. Lui dal vivo l’ho ascoltato più volte e in contesti differenti, Conservatorio Verdi compreso, ma la sua anima folk irlandese si ascolta al meglio d’estate, palco sul prato, al tramonto, con brezzolina leggera (possibilmente senza zanzare).

Astral Weeks (1968) è un gran disco. Questa nuova edizione è live ed è stata registrata in due serate (7 e 8 novembre 2008) all’Hollywood Bowl, che come location deve rendere parecchio (vedi foto sopra). Ah, come mi sarebbe piaciuto ascoltarci Madame George lì…

Musiche da film

Molti degli artisti che amo di più, li ho conosciuti proprio grazie al grande schermo. Per quanto mi riguarda, la correlazione tra musica e pellicola è sempre stata molto forte e utile. Soprattutto da bimbetta, quando i passaparola tra amici non andavano molto al di là di Spandau Ballet e New Kids on the Block, scoprire nuovi pezzi nei film era una piacevolissima consuetudine. Rimanevo folgorata da alcune scene e correvo nel mio negozio di dischi di fiducia a chiedere informazioni sul brano protagonista.

Ecco come ho conosciuto Van Morrison. Il film era A letto con il nemico. La canzone Brown Eyed Girl. La scena era un vero e proprio videoclip.

Successivamente persi letteralmente la testa per Into the Mystic (sempre di Van Morrison). Glenn Close e Mary Stuart Masterson la ballavano in Legami di famiglia.

La psichedelica Child in Time dei Deep Purple invece era in Denti di Gabriele Salvatores.

Chicca finale (della serie: chi l’avrebbe mai detto), Satie l’ho scoperto grazie a Carlo Verdone (Al lupo al lupo).