chi è “lovlou”

Spiegazione doverosa:
(non a caso) lovlou

I soprannomi spesso affondano le radici nella notte dei tempi. Io ho sempre sopportato poco i nomignoli senza senza senso. Voglio dire: se proprio devi chiamarmi con un nome diverso dal mio, che almeno significhi qualcosa. Per questo motivo, quando mi sono ritrovata a scegliere il mio primo nickname in Rete – ormai svariati decenni fa – ho pensato a qualcosa che mi rappresentasse davvero. Dovevo registrare la mia prima e-mail, una hotmail e scelsi lovlou non a caso.

Lou Reed era già diventato una presenza imponente nella mia vita. La sua musica, i testi, il volto segnato dall’esistenza – incredibilmente espressivo – una di quelle facce da fermare in mille scatti… Una di quelle voci che non smetteresti mai di ascoltare… Insomma, mentre le mie coetanee sognavano di sposare Simon Le Bon, io avrei fatto carte false per diventare la signora Reed.

Lou non era soltanto un cantautore. Era la Factory di Warhol, con i suoi silver pillows. Era i Velvet Underground e Venus in Furs, con quell’attacco che mi aveva inchiodato alla sedia al primo ascolto. Era una camminata on the wild side. Passione, poesia e il sogno di uno sguardo a strapiombo dall’Empire State Building. Me ne sono innamorata istantaneamente e non ha mai smesso di emozionarmi. Lov(e)Lou. Allora e sempre.

lovlou al secolo
Valentina Giampieri

Sono nata nel 1976, l’anno di Hejira, Coney Island Baby e Desire. Scrivo principalmente di musica, ma anche di cinema, arte, lifestyle e web. Ho firmato cose per GQ, Glamour, Vinyl… e fatto con orgoglio la DJ.

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