I bei locali musicali di una volta

Eccovi un post da nostalgica 31enne, che si appresta a compiere i 32 e comincia a sentirsi, per età musicale, un po’ “vecchietta”. Non ricordo nemmeno come sia venuto fuori il discorso. Ero alla macchinetta del caffè con due colleghi e sono venute fuori tre paroline: revenge, midnight e rainbow. Non sono nomi in codice per un’operazione di spionaggio, ma più semplicemente locali milanesi. Sta di fatto che io in questi locali ci ho passato buona parte dei miei 20 anni.

Il Rainbow di via Besenzanica c’è ancora, ma è cambiato parecchio da quando io e le mie amiche saltavamo sulla pista, gridando “… fuck you! I won’t do what you tell me!…”. L’architettura del locale è rimasta più o meno la stessa. La musica da ballare invece è un po’ cambiata… Ogni tanto però qualche bel concerto lo fanno. Ci ho sentito Badly Drawn Boy l’ultima volta.

Del Midnight in zona p.ta Romana non so più nulla, ma con molta probabilità avrà cambiato gestione o chiuso i battenti per lasciar posto alla pizzeria di turno. Me lo ricordo buio e fumoso (all’epoca non c’era ancora il divieto). Davanti all’ingresso, estate o inverno che fosse, stazionava sempre qualche gruppetto di metallari duri, rigorosamente vestiti di nero e borchie. La musica era dark-rock, metal o new wave, ma sempre e comunque ALTA. A pochi passi dal Midnight c’era anche il Memphis, tempestato di Elvis memorabilia. Ma questa era tutta un’altra musica…

Poi, in tutt’altra zona (Forlanini), c’era Lui, il mitico Revenge. L’hanno chiuso già parecchi anni fa. Quello era il “mio” locale! Luci soffuse, poche candele, muri di pietra. Un piccolo palco, al livello dei tavolini, dove ogni tanto si esibiva il gruppo di nicchia del momento. Mi ci sentivo come a casa. Mi piaceva da morire agghindarmi da reginetta dark e passarci con gli amici il sabato sera. Quel locale piaceva a tutti, anche ai maschietti del gruppo. Fabiano, Sena, Butch e Sand non amavano ballare, ma quando ci portavano lì, noi fanciulle non sentivamo per nulla la mancanza della pista. La musica che arrivava dal palco o dallo stereo era tutta roba nuova per noi e tendevamo le orecchie per ascoltarla tra una chiacchiera e l’altra. Dopo aver visto il Revenge, ho immaginato più volte che da grande avrei aperto un mio locale. Ci avrei messo i candelabri, i Velvet e qualche bella foto b&w degli artisti che contano. Avrebbe sicuramente avuto un pizzico dell’atmosfera misterioso-esistenzialista di quel posto.

Poi però sono finita a fare la giornalista…

6 pensieri su “I bei locali musicali di una volta

  1. Grande Vale, che tuffo nel passato!

    Probabilmente ci siamo incontrati un sacco di volte e abbiamo pogato spalla a spalla i Rage. In quei locali ho passato anche io i vent’anni con i miei amici. Peccato che sia arrivato il Brit-pop ed il Rainbow abbia cambiato la musica del venerdì sera per quei palloni gonfiati sfigati e copioni degli Oasis.
    Per fortuna nel frattempo aveva aperto il Factory, un altro tempio milanese del ballo Rock.

    A quei tempi giravo con gli amici nella panda bianca di mia madre. I Metallica, gli Slayer ed i Pantera erano sempre a palla e al semaforo il pogo era furioso, la macchina ballava e le testoline di muovevano al ritmo del metallo.

    Ma la Stella Alpina dove la mettiamo? Era in una traversa di via Bligny.

  2. Urka! Sai che la Stella Alpina mi manca! Il Factory come nome non mi è nuovo, ma non so se ci sono mai stata.

    Rock tutta la vita, comunque! E concordo anche sugli Oasis!

  3. Anche io a Roma, quando passo davanti al Panico, mi viene un luccichio ar core. Poteva aggemellarsi al Revenge. Tutto passa, ma non nel nostro cuore. Buona settimana Vale.

  4. Ah, il Rainbow Club Alternative Music: un faro! Però mi sento di riprenderti: definire architettura quelle due pareti unte mi pare sin eccessivo! W il lato dark 🙂

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