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In a world of pure imagination…

Ok, lo dico con convinzione estrema e con un po’ di antipatica saccenza pure: se da piccoli non avete mai visto questo film, beh, siete cresciuti perdendovi davvero qualcosa. Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato per me e mio fratello era Natale.

Ogni 25 dicembre Gene Wilder arrivava, puntuale come i pacchetti sotto l’albero. Ci apriva le porte del suo strabiliante laboratorio di dolciumi, trasportandoci in un’atmosfera senza pari. Il film l’avrò visto una decina di volte almeno e ancora oggi, che tanto piccola non sono, musiche e immagini mi riportano indietro alle stesse sensazioni.

"… hold your breath.
Make a wish.
Count to three…"

Non me ne voglia Tim Burton, ma la versione 1971 non si batte. E Johnny Depp, in quell’improbabile versione "Wonka-Jackson" (Michael Jackson), era davvero poco credibile. Voglio dire, Gene Wilder era un figo! Gigione da circo, prestigiatore, sognatore, uomo risoluto, severo quanto basta e affettuoso insieme. Nel suo paese dei balocchi non c’era posto per capricci, vanità o bugie. E la favola univa l’utile al dilettevole. Vuoi caramelle nella vita, ragazzino? Beh, dovrai meritartele!

Poi si sa, nella realtà le cose non funzionano proprio come nella fabbrica di cioccolato, ma uno sguardo incantato e un po’ zuccheroso alla fine non fa mai male.

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