2 dicembre – Calendario dell’Avvento Rock – Waiting For The Miracle (Leonard Cohen)

viva viva il Calendario dell’Avvento Rock! che non fa ingrassare, né spendere quattrini in cianfrusaglie inutili. avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire «arrivare»]. una canzone al giorno. il tema, per restare in tema, è “l’attesa”. trattasi di attese, il più delle volte, poco ortodosse. buon ascolto.

“Facciamo qualcosa di folle,
qualcosa di assolutamente sbagliato,
mentre aspettiamo il miracolo,
il miracolo che verrà.”

In Waiting For The Miracle, Leonard Cohen “l’attesa” la mette in discussione. soprattutto se si tratta soltanto di una scusa per rimanere immobili.

«Ho cominciato a scrivere quella canzone all’inizio degli anni ottanta, forse fine anni settanta», ha spiegato Leonard Cohen, «Ho versioni di Waiting For The Miracle che risalgono a ben prima di Various Positions (1984). Con Sharon Robinson ho registrato la versione completa. Poi ne ho provata una con Don Was, una con Steve Lindsey… e alla fine l’ho suonata da solo, sul sintetizzatore, aggiungendo chitarre, batteria e cambiando qualche accordo. Spero che a Sharon piaccia, perché l’ho modificata parecchio».

«Il miracolo è riuscire a vedere l’altro lato del miracolo, rendersi conto che si è in attesa di un evento che potrebbe anche non verificarsi mai: basta aspettare, basta miracoli, facciamo qualcosa di folle, di totalmente sbagliato, in attesa che il sospirato evento si verifichi. Se si scende a patti con l’idea che si sta aspettando un miracolo, che la cosa non funzionerà mai, che c’è una crepa in ogni cosa, che è un universo infido, che non otterremo mai quello che vogliamo, ma dobbiamo aspettare di raggiungere l’altro lato dell’attesa, dove siamo liberi dall’attesa stessa… questo ci spinge a commettere follie.» (Il modo di dire addio, Leonard Cohen)

Waiting For The Miracle è stata usata per la scena di apertura del film Natural Born Killers, quella della tavola calda, in cui il timbro scuro e cupo di Cohen, in qualche modo, anticipa le atmosfere che verranno.

Leonard: a lazy bastard living in a suit

[proposito per il nuovo anno: aggiornare più spesso il blog]

Leonard CohenLeonard Cohen: una carriera che non occorre ve la racconti e una voce “sporca”, che scalda il sangue e scioglie i nervi. Qualche anno fa, vederlo dal vivo è stato come ritrovarmi vittima di un meraviglioso incantesimo (mancava solo la zucca-carrozza ad aspettarmi fuori dagli Arcimboldi).

Oggi mi commuovo ascoltanto la semplicità e l’intensità del suo nuovo Old Ideas. E non sono l’unica a volergli bene, a quanto pare: Rolling Stone ha appena inaugurato un appuntamento settimanale che vedrà vari artisti cimentarsi con brani del vecchio Leonard. Apre le danze Greg Dulli (Afghan Whigs e Twilight Singers) con una sentita cover di Paper Thin Hotel.