patacones (remembering Panama)

pataconesDi un viaggio si ricordano molte cose: immagini, sensazioni, suoni, profumi… Niente però è efficace quanto i sapori nel catapultare istantaneamente sui luoghi visitati.

Stasera ho deciso di cucinare i platani presi a Panama. A dire il vero, la natura ha deciso per me: erano quasi sul punto di ammuffire.

Già al primo morso sono nel Causeway, seduta al tavolo del ristorante sull’acqua. Al secondo, con gli indios Emberá, faccio il bagno nella cascata del fiume Chagres. Mastico mentre ascolto i racconti della cameriera del Trapiche e faccio due passi nel Casco Viejo.

Anche non dovessero ricordarvi nulla, vale comunque la pena di provare quelli che i panamegni chiamano “patacones” e che da loro si trovano ovunque come contorno (una gustosa alternativa alle più comuni patate fritte). Io qualche platano l’ho portato da là, ma mi dicono che si trovano facilmente anche qui in Italia.

L’occorrente: 3/4 platani (giusti per 2/3 persone), una padella capiente (io per comodità ho usato il wok) e dell’olio di semi.

Ho sbucciato i platani e li ho tagliati a rondelle (2/3 cm di spessore). Li ho fatti friggere per qualche minuto e poi li ho scolati. Li ho schiacciati uno ad uno con un attrezzo in legno fatto apposta (in mancanza di quello, si può usare anche il fondo di un bicchiere o di una bottiglia) e li ho rimessi a friggere finché non si sono dorati come nella foto. Quindi li ho scolati di nuovo, messi su in un paio di strati di carta assorbente e li ho serviti salandoli un po’.

ON AIR: Panama (Ivano Fossati)

Grazie @Ross e Alex per avermi fatto da ciceroni.

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