deconstructing Kate (Director’s Cut)


Kate Bush
torna con un disco in cui si fa le cover da sola. E’ uscito Director’s Cut: 11 tracce (le sue preferite), pescate da The Sensual World e The Red Shoes, riarrangiate e re-interpretate. Più o meno…

“Da un pò di tempo sentivo la necessità di rivisitare I brani dei due album, sicura che in questo modo avrebbero potuto beneficiare di un soffio di nuova vita – racconta – E’ stato fatto molto lavoro sui due album originali, riuscendo così ad intessere sulla trama originale nuovi fili.”

Io non sono una fanatica di questo genere di operazioni, anche se più volte mi sono chiesta come suonerebbero alcuni dei miei dischi cult riarrangiati oggi.

Ad ogni modo, già da un paio di giorni, il cd di cover gira nel mio stereo. E i confronti con le originali sono inevitabili. Ecco le impressioni a caldo, traccia per traccia.

1. Flower Of The Mountain (ovvero The Sensual World)
A parte il titolo modificato e il timbro di voce più grave, ha ben poco di diverso dalla versione dell’89. Quella per me vince a mani basse.

2. The Song of Solomon
L’arrangiamento nuovo, meno scarno e più pieno, la scalda. Rende amniotico e rovente un pezzo che già amavo moltissimo. Da ascoltare in stanze vuote a volume sostenuto.

3. Lily
Davvero troppo simile all’originale. Qualche urletto finale della nuova Kate non basta a rendere la reinterpretazione convincente. Bocciata.

4. Deeper Understanding
Voce distorta nel ritornello, effetto robot. Nel 2011…? Decisamente bocciata.

5. The Red Shoes
Suono più pieno, ma arrangiamenti e interpretazione a dir poco identici. Anche questa ce la devi spiegare, Kate.

6. This Woman’s Work
Il ritmo è più lento. Mancano da morire i crescendo musicali e vocali dell’originale. L’altra mozzava il fiato, questa scivola via senza lasciar traccia.

7. Moments of Pleasure
Una versione più sussurrata, ma quasi più intensa e incisiva dell’originale. Promossa.

8. Never be mine
Una delle mie preferite di Sensual World che, batteria più evidente a parte, non guadagna molto nella nuova versione. E perde quella forza e quel pathos che aveva qualche anno fa.

9. Top of The City
Attenuato l’effetto cassa rullante anni 80 e l’eco nella voce, a favore di un sound più moderno. Questa passa il turno.

10. And So Is Love
L’unica cosa che mi piaceva di questo pezzo era la chitarra di Clapton. E resta l’unica anche nella nuova versione.

11. Rubberband Girl
L’attacco stile Start Me up (Rolling Stones), da solo,  non nobilita questa nuova versione. Bocciata.

Dopo ripetuti ascolti, sono giunta alla conclusione che questo disco sia destinato a chi Kate Bush la conosce appena. Magari perché ha sentito alla radio Wuthering Heights. Chi, come me, ama quest’artista da sempre forse apprezzerà il suono più pieno e maturo di alcune tracce o la presenza più imponente della batteria, ma sicuramente sta già aspettando con ansia l’arrivo del prossimo disco. Quello nuovo, sul serio.

Photo by John Carder Bush.

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