primi amori

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    for free (Merry Mitchell Xmas)

    A me, camminare per strada con Joni Mitchell nelle orecchie fa molto più Natale di qualsiasi luminaria. La sua musica mette neve candida anche dove non ne è mai scesa. Playing like a fallen angel. Playing like a rising star. Playing for a hat full of nothing to the honking of the cars. ON AIR: For Free (Joni Mitchell)

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    french lieutenant’s whore

    I gave myself to him. I did it so that I should never be the same again. So that I should be seen for the outcast I am! I knew it was ordained that I should never marry an equal, so I married shame. It is my shame that has kept me alive. My knowing that I am truly not like other women. I shall never, like them, have children and a husband and the pleasures of a home. Sometimes I pity them. I have a freedom they cannot understand. No insult, no blame, can touch me. I have set myself beyond the pale. I am nothing. I am hardly…

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    Joni Mitchell (so close to)

    [illuminanti visioni] Guardo, ascolto, fermo frasi nero su bianco. Joni, così vicina. David Crosby (su di lei): She is one of those ones where the sparks all connect. There’s some magic that took place there. Album consumati: – Blue – Hejira Songs like tattoos: – Amelia – Cojote – River – A Case of You Quote: If you hold sand to tightly in your hand, it will run through your fingers.

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    little girl blue

    “… sit there, count your fingers. What else is there to do? And I know how you feel, I know you feel that you’re through. Sit there, count your little fingers, my unhappy little girl blue. Sit there, count those raindrops, feel ‘em falling down all around you. Don’t you know it’s time somebody told you, ‘cause you got to know that all you ever gonna have to count on, or gonna wanna lean on it’s gonna feel just like those raindrops do when they’re falling down all around you…” ON AIR: Little girl blue – Janis Joplin

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    shelter IN the storm

    Si lavora, s’incastrano impegni a fatica e il tempo non è mai abbastanza per godersi pagine, persone, parole, tramonti… Questo week-end un po’ di tempo me lo sono preso. A forza. L’ho rubato a una giornata in redazione e a qualche ora di sonno. Ho preso la rossa, caricato la valigia, recuperato l’amica. Poi via verso il mare. Ed è stato tutto perfetto. Nel viaggio di ritorno ascoltavo il pezzo qui sotto. Rifugio dalla tempesta, di Mr. Dylan. E se il rifugio, quello vero, fosse farsi travolgere ogni volta che si può, rompendo schemi e stati di calma apparente? Mettendo in discussione questa catena di montaggio che chiamiamo vita? Prigionieri…

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    Un signore di nome Dennis Hopper (Farewell, easy rider!)

    Non ricordo la data: ogni volta che ci sono di mezzo numeri, il mio cervello si rifiuta di memorizzare. Ricordo però, come fosse oggi, il mix di emozioni di quella giornata. E’ una delle mie primissime interviste per GQ, nonché la realizzazione di un piccolo grande sogno. Ho appuntamento con Cibra (la collega) davanti al Principe di Savoia. Dobbiamo incontrare, in un colpo solo, Jeremy Irons, Laurence Fishburne e Dennis Hopper. Li accomuna, a quanto pare, la passione per le moto. L’intervista infatti è stata organizzata da BMW. Vado matta per Irons. Ho tenuto per anni una sua foto sul comodino. Colpa dei ruoli, “discretamente” malati, da guastatore, impulsivo e…

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    J.D. Salinger (or if HE just flew away)

    Difficile spiegare come e perché certe cose ci restino dentro più di altre, lasciando segni indelebili. Parole, istanti, immagini. Tutto ciò che esperiamo viene filtrato da carne, anima, sensi e cervello. Rinasce attraverso di noi. Irrimediabilmente corrotto dal nostro personalissimo sguardo. Il giovane Holden è stato la mia prima lettura davvero consapevole dopo insopportabili schede di libri forzate. Sfogliando quelle pagine, senza nemmeno accorgermene, ho cominciato a intravedere l’universo oltre la carta. A sottolineare frasi a matita, a percepire la profondità sconfinata delle parole. Salinger mi ha preso per mano, proprio come faceva mio nonno quand’ero bambina, e, dalla sponda di quel laghetto in Central Park, in qualche modo ha…

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    a walk on the Xmas side

    I miei auguri di Natale quest’anno vi arrivano da una delle voci più calde, intense e – perché no? – natalizie, che io conosca. “Hi, this is Lou Reed, wishing you and yours a happy holiday season. Merry Christmas, Happy Hanukkah or whatever it is you do. Happiness through the years to you.”

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    Alda Merini e lovlou

    Di Alda Merini ho due ricordi nitidi e importanti. Una serata all’oratorio, da ragazzetta, passata ad ascoltarla leggere poesie e parlare della vita. Tornai a casa con un libro autografato e i suoi occhi accesi impressi nell’anima. La mia terza stanza, in via Guerrini al 6. Sulla parete accanto alla finestra avevo scritto in acrilico nero questa sua frase: “… il buio è così indolore, il buio è così siepe, il buio è così mamma…”. Mercoledì 4 novembre, alle ore 14, verranno celebrati per Alda Merini i funerali di Stato in Duomo (Milano). Ascolta il podcast di “lovlou e Milano” per Alda Merini