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    il cinema e le bugie su Joni Mitchell

    Era un po’ che volevo farlo. Ne sentivo tremendamente il bisogno. “Fare cosa?”, vi starete chiedendo. Raccogliere le scene dei film in cui viene citata Joni Mitchell e raccontare gli stereotipi legati alla sua musica. Lo so, molti di voi probabilmente non sanno nemmeno chi sia Joni Mitchell (mi riferisco a quelli che hanno avuto poco a che fare con la sottoscritta, dato che gli altri sono stati prontamente evangelizzati) (beh, che aspettate? googlatela immediatamente!), ma sono quasi certa che tutti abbiate visto almeno uno dei film che sto per citare qui sotto. Ecco perché non posso permettere che viviate nella menzogna. Schiavi di sceneggiature tendenziose e colme di fake…

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    sunglasses playlist

    La primavera è in fiore. Le calze spariscono, le gonne si accorciano e appena il vento soffia un po’, da lontano arriva l’odore dell’estate. Anche la luce è cambiata: ora più decisa e abbagliante, fa la felicità di chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero (cit.). La sottoscritta dunque non poteva esimersi dal cogliere la palla al balzo e confezionare una playlist di musica per gli occhi, anzi, per gli occhiali. Loom (Ani Difranco) Apre le danze lei, la ragazzaccia con la chitarra. E sfacciata canta: “Se mi prometti di levarti quegli occhiali scuri, non farò nulla che tu non possa raccontare a…

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    connessioni

    Ogni cosa è illuminata, secondo Jonathan Safran Foer. Ok. Ma soprattutto ogni cosa è in qualche modo collegata ad altre, aggiungo io. Esistono fili sottilissimi (spesso impercettibili) che uniscono oggetti, parole, pensieri, persone. E Jenny Holzer per me lo dice benissimo: “All things are delicately interconnected”. Per quanto mi riguarda, ormai ne ho la certezza: fili invisibili legano le cose che ascolto, guardo e amo. E quando alcuni di questi decidono di palesarsi, mi ritrovo in qualche modo a pensare che nel (mio) caos tutto abbia il suo bel posticino predefinito. Per esempio, sono ragazzetta, Lou Reed già lo adoro, ma nella mia stanza ascolto ossessivamente anche la Strambelli e…

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    slamming doors (fai come Clint)

    Sbattere la porta è lo sport preferito dei miei dirimpettai. Se esistessero dei campionati mondiali (esistono?), loro sarebbero senza dubbio i detentori del record assoluto. La sequenza sonora, ormai da quattro anni a questa parte, è sempre la stessa: piedi che salgono la rampa di scale, scatto della porta a vetri, chiavi nella serratura, porta che cigolando si apre e poi… “SBAM!”. Secco, energico, definitivo. I miei vetri tremano, i soprammobili vacillano: qualcuno di molto importante è tornato a casa. E ci tiene a farlo sapere al mondo. Sia mai che per sbaglio non se ne accorga tutto il condominio. Una routine consolidata ormai, che ogni volta però mi fa…

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    donne, motori e donne motrici

    Poco fa, ascoltando in auto un vecchio disco di Prince, l’orecchio mi è cascato su Little Red Corvette. Diciamolo, suona sempre dannatamente bene nello stereo. L’avrò cantata a squarciagola diverse volte, ma senza mai fare particolare attenzione al testo. Oggi invece riflettevo sulla prospettiva ribaltata: il latin lover, colui che seduce e abbandona ignare fanciulle in una quantità spropositata di canzoni (italiane, inglesi, francesi, ostrogote…), questa volta lascia spazio a una donna supercar, con molti cavalli a disposizione. Lei accelera a tal punto che il malcapitato TAFKAP si ritrova a supplicarla: “honey, you got to slow down”. Al di là del fatto che la maggior parte della musica di Prince,…

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    l’aglio e il senso della vita

    [perché non tengo mai la bocca chiusa…?] Interno giorno, supermercato. lovlou – «Una vaschetta di pesto, grazie.» uomo del banco drogheria – «Con o senza aglio, signora?» (mi mordo la lingua su quel “signora”: odio quando mi chiamano così. non mi gratifica, piuttosto fa pensare che sul mio viso comincino a vedersi un po’ troppe rughe) lovlou – «Con! Assolutamente con!» uomo del banco drogheria (sorridendo) – «Oh, che bello: una donna che non ha paura dell’aglio.» lovlou – «Più che altro a me fanno paura quelli che non lo mangiano. Magari sono vampiri.» uomo del banco drogheria (ridendo fragorosamente, si rivolge alla cliente successiva) – «Dica pure.» cliente successiva…

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    learning to fly (la fiorentina al sangue)

    Capita di trovarsi a chiacchierare con una diplomatica austriaca davanti a una fiorentina degna di questo nome [lei, per intenderci, è una che fa colazione con la Merkel, va a cena con Sarkozy e in mezzo, quando butta male, ci infila un pranzo con Formigoni] e scoprire che, anche una donna con due balle così, come me ha paura di volare. Quindi guardatemi bene: oggi sono quella con le unghie viola e il viso bianco come un cencio, seduta nel posto più lontano dal finestrino e più vicino alle uscite di sicurezza. Domani invece potrei essere “la regina d’Africa”. ON AIR: Learning to Fly (Tom Petty)

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    intolleranze

    [quesiti esistenziali] In un periodo da” intollerante alimentare”, mi domando come sarà ricominciare a bere latte che sa di latte, mangiare pasta che sa di pasta e soprattutto poter smettere di leggere scrupolosamente ogni etichetta al supermercato. Ci sono intolleranze passeggere. Altre invece te le porti dietro tutta la vita. E a volte non basta guardare gli ingredienti per capire di che pasta sono fatti gli impasti. Un buon rimedio omeopatico? Cantarci sopra. I lack the enzymes To properly digest lactose I can’t drink cow’s milk I can’t drink milk from a goat Yogurt, cottage cheese Make me throw up Please no cream in my cup My stomach is swelling…

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    masturbazioni musicali

    Quello appena trascorso è stato un week-end di puro revival musicale. Venerdì sera ho cucinato con Like a Virgin, sabato mattina ho spolverato con La voce del padrone. Poi, domenica, scribacchiando con She’s So Unusual, mi sono imbattuta in She Bop: il brano provocatorio di Cyndi Lauper che parla di masturbazione. E mi è venuta voglia di raccoglierle in un post. Le canzoni sul tema autoerotismo. Alcune sono volutamente ironiche, altre invece più dense di significato. Tra le mie masturbazioni musicali preferite ci sono sicuramente quelle qui sotto. Se poi ve ne vengono in mente altre, sparate pure. MASTURBAZIONE BOP-POP “… do I wanna go out with a lion’s roar.…

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    La compilation perfetta: istruzioni per crearne una

    Di compilation nella mia vita ne ho fatte davvero tantissime. Per parenti, amici, compagni di scuola, professori, colleghi… Ho cominciato con le musicassette per poi passare ai cd. Al momento le playlist le carico direttamente sui loro iPod. Così, prendendo spunto dalla celebre scena di Alta fedeltà, ho deciso di stilare, in 10 punti, le mie personalissime (e discutibilissime) indicazioni per dar vita a una buona compilation. Nick Hornby scriveva: “Registrare una buona compilation per rompere il ghiaccio non è mica facile. Devi attaccare con qualcosa di straordinario, per catturare l’attenzione (all’inizio pensai di cominciare con Got to get you off my mind, ma poi mi resi conto che c’era…