musica
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musica tra il buio e il silenzio
Scrivo che è quasi notte. Il momento che preferisco, da sempre. Quello in cui mi riesce meglio qualunque cosa (o almeno così pare a me). Adoro camminare in bilico sul filo della mezzanotte per poi allungare il passo e andare oltre. Mi piace restare sospesa tra il buio e il silenzio. Quand’ero ragazzina era la situazione ideale per studiare. Oggi è molto di più: è un varco interdimensionale, la porta per accedere al mio spazio senza tempo. Posso leggere, ascoltare, guardare e scrivere senza interruzioni, con la sensazione che i minuti che mi separano dalla mattina siano infiniti. Stasera su consiglio di uno che (di musica) ne sa, sto ascoltando…
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donne, motori e donne motrici
Poco fa, ascoltando in auto un vecchio disco di Prince, l’orecchio mi è cascato su Little Red Corvette. Diciamolo, suona sempre dannatamente bene nello stereo. L’avrò cantata a squarciagola diverse volte, ma senza mai fare particolare attenzione al testo. Oggi invece riflettevo sulla prospettiva ribaltata: il latin lover, colui che seduce e abbandona ignare fanciulle in una quantità spropositata di canzoni (italiane, inglesi, francesi, ostrogote…), questa volta lascia spazio a una donna supercar, con molti cavalli a disposizione. Lei accelera a tal punto che il malcapitato TAFKAP si ritrova a supplicarla: “honey, you got to slow down”. Al di là del fatto che la maggior parte della musica di Prince,…
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il tuffo
[consigli di lettura: fate partire questa e cominciate a leggere a 0:26 circa]“… feels like a little baby bird fallen from the nest …” Esistono due tipi di persone: quelle che sfidano la vita per incoscienza e quelle che lo fanno con cognizione di causa. Le prime quasi mai sperimentano la paura, ma si perdono buona parte del brivido che ogni avventura pericolosa si porta appresso. Le seconde invece prendono tempo. Pensano. Soppesano. Salgono lentamente ogni gradino. Passo dopo passo. E una volta sul trampolino olimpionico, si fermano.Restano lì immobili per diversi minuti, i piedi saldamente poggiati, noncuranti degli sguardi sorpresi dei presenti. Osservano a lungo la piscina, ne studiano…
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buon compleanno, nonna
quando qualcuno che ami se ne va, restano miriadi di piccole (grandi) cose: gli spazi che avete condiviso, quello in cui metteva cuore e anima, il modo in cui si prendeva cura di te… mia nonna amava tanto la sua casa. la custodiva come un gioiello, ché fosse sempre pulita, in ordine e pronta per ospitarci (in questo, ahimè, io non ho preso da lei…). mia nonna era una buona forchetta (e qui invece le somiglio parecchio). le piaceva moltissimo mangiar bene, ma ancora di più preparare prelibatezze. quello era il suo modo di coccolarci, ci stringeva tutti in un grosso abbraccio culinario. ogni vigilia di Natale si presentava a…
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coccole e musica a colazione
La colazione, che per un periodo ho completamente trascurato, saltandola anche a piè pari, da qualche anno ha raggiunto il podio nella mia personale classifica dei pasti più desiderati e irrinunciabili. Io che sono sempre stata quella del “meglio 10 minuti di sonno in più e qualcosina di meno nella pancia”, oggi non mi accontento più di cappuccio e brioche consumati velocemente al bar, né tanto meno di un caffé trangugiato cinque minuti prima di uscire di casa. Oggi la mia colazione è assai desiderata e pensata. Si tratta di una coccola tutta per me, dolce quanto basta e soprattutto sana. Sì, sana. Non sono mai stata una salutista: tra…
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Georgia (amarcord musicali)
[post motivato dalla felicità di aver appena recuperato in Rete il testo di una canzone di cui mi innamorai diversi anni fa] È il 1995, la tv passa Georgia, dramma alcolico in salsa rock. Vado immediatamente in fissa per tre cose: il look di Jennifer Jason Leigh, i riferimenti ai Velvet Underground e una canzone, scritta dall’attrice coprotagonista, cantautrice nel film e nella realtà, Mare Winningham (oggi, quasi 20 anni dopo, me la ritrovo nel telefilm The Affair. Corsi e ricorsi…). Ascolto quella canzone soltanto una volta, non ho nemmeno il tempo di registrare, ma mi rimane talmente in testa che, finito il film, provo subito a trascriverne accordi e…
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happy birthday, Joni
Una donna dallo sguardo lucente, profondo e dagli zigomi pronunciati tiene tra le dita una sigaretta accesa. In testa ha un basco morbido che le incornicia il viso, ma il vento riesce comunque a scompigliarle la lunga chioma bionda. Indossa una pelliccia nera che si staglia su uno sfondo bianco latte. Abbasso di poco lo sguardo e mi ritrovo su una highway americana, selvaggia, polverosa e sterminata. Proprio da quella strada (sulla copertina di Hejira, 1976 n.d.r.), parecchi anni fa, è cominciato il mio viaggio nell’universo Joni Mitchell. Da una canzone in particolare: Amelia, che, come la maggior parte dei pezzi di questa Signora della musica, che oggi compie 70…
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that’s how much I do lov(e)Lou
Quando ricevi messaggi da amici e parenti per la morte di un artista, significa che sei riuscita a far capire a tutti quanto contasse per te, e un po’ anche che devi aver spaccato ben bene le palle con la tua “ossessione musicale”. Io me la sono sempre cavata egregiamente in entrambe le cose: comunicare le mie passioni e rompere i cabbasisi cercando di evangelizzare gli astanti. Come ho conosciuto Lou Reed, l’ho già scritto in un post di qualche anno fa e non starò a ripetermi. Come mi ha lasciato la notizia della sua morte, adesso non sono nemmeno in grado di spiegarlo. Quello che so è che dai…
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chissà se è vero (ciao Enzo)
[un ricordo di parecchi anni fa] Fuori grandina e la mia Panda rossa, tanto per fare una cosa “nuova”, decide di fermarsi. Questa volta proprio in mezzo a viale Romagna (per i non milanesi, una delle strade più trafficate della città). Immediatamente parte l’orchestra dei clacson, ma io non mi perdo d’animo (se la patente l’hai presa a Milano, sai che non è un lusso che ti puoi permettere) e faccio di tutto per farla ripartire. Niente da fare… Nel frattempo, all’orchestra di cui sopra si unisce anche il coro dei “simpatici” automobilisti nei paraggi. I toni, potrete immaginare, sono tutt’altro che lusinghieri. Mi dico: “Calma, Vale, ricorda cosa ti…
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la musica sbagliata (sos tata)
Confesso che sono sollevata. Stasera sono giunta a una conclusione a dir poco illuminante: ciò che sono diventata non è affatto colpa mia. Eh… no. Per risalire alla mia genesi psico-caratteriale non ho dovuto faticare nemmeno troppo. Mi è bastato...