è tempo di Kaki

Questo titolo, qualche anno fa, me lo suggerì mio zio Piac’ (lo spiritosone!) per un’intervista che avevo fatto a Kaki King. Nel 2005, su GQ, scrivevo più o meno così: “… di New York, Kaki King ha assorbito il sound energico e sincopato, figlio del traffico del downtown. I suoi modelli sono i giganti del finger-picking (Leo Kottke e Alex DeGrassi). I suoi primi spartiti quelli di Beatles e Fleetwood Mac…”

Lei suonerà martedì 17 marzo alla Casa 139 (Milano) e io, che dal vivo l’ho già ascoltata, non me la perderò nemmeno sta volta.

Qui c’è anche la video-intervista, dalla terrazza panoramica dell’Hotel Galles.

Il titolo (è tempo di Kaki) quella volta non lo usai, ma a sto giro, zio, mi torna buono. Grazie.

Kaki King – Dreaming Of Revenge
(via bolachas)

Disillusioni e certezze musicali

L’Amica (coetanea) si lascia alle spalle un “simpatico” 28enne, dopo aver pronunciato le ultime parole famose: “Non mi fregano più sti ragazzetti. Giuro!”. Salvo poi cascare come una pera cotta davanti alle avanches del 25enne spuntato fuori dal corso di ballo.

Il coinquilino si affaccia alla soglia della mia camera da letto solo per dirmi che non gli è piaciuto per niente l’ultimo pezzo di Lou Reed e che poi nemmeno Berlin, l’album, lo ha mai convinto davvero.

La collega si lascia e si riprende col moroso ai ritmi intermittenti delle luci stroboscopiche. Roba che non riesco più a starle dietro. Manca solo la palla anni 80 e poi mi sento in discoteca.

Scopro ora che le “parole musicali” più cercate su Google dall’Italia sono “tokio hotel”, “tiziano ferro”, “max pezzali” e “laura pausini”. Se salta fuori anche “gli amici di maria de filippi”, giuro che chiedo l’espatrio.

Disillusioni. Certezze che si sgretolano. Come Woody Allen in Manhattan, sdraiata sul divano, registratore alla mano, in un marasma caotico e totalmente instabile, elenco a voce alta i miei punti fermi (musicali almeno).

Mr. Bob Dylan, anche se tutti si lamentano che nei concerti rende sempre più irriconoscibili le sue canzoni. Fa lo stronzetto, ok. Ma, diamine!, lui almeno se lo può permettere. Ha scritto Blonde on Blonde. C’è gente che si permette d’essere stronza per molto meno.

Boxer (The National), l’album migliore dello scorso anno. Lo sto riascoltando stasera e suona ancora dannatamente bene.

The Velvet Underground & Nico e la banana fluo di Andy Warhol. Che dice tutto e ci sta come cacio sui maccheroni. Un disco che non mi stancherò mai di “sbucciare”.

La Rapsodia in blu di Gershwin (tornando ad Allen) mescolata alle immagini in bianco e nero di Manhattan. Amo quella sequenza d’apertura.

Il pianoforte, strumento esaustivo e incredibilmente completo. Io ci ho provato, ma alla mia età mi sa che è troppo tardi per imparare a suonarlo come si deve. Avrei bisogno di un po’ più di costanza e tempo libero.

La chitarra. Forse non sarà all’altezza di un Bösendorfer, ma Foxy Lady al pianoforte non sarebbe stata la stessa.

E per finire mia madre, che da un anno a questa parte ha imparato a usare Messenger. Col discorso musica e disillusioni lei c’entra poco, ma questo non le ha impedito di “disturbarmi” con trilli e messaggini mentre scrivevo questo post.

La mamma è orgogliosa!

La scheda tecnica recita così:
Chitarra acustica amplificata con fasce e fondo in mogano massello.
Tavola in abete massello, manico in mogano, tastiera in palissando, meccaniche Grover, elettronica Fishman Prefix Plus T, colore natural.

L’ho prelevata ieri in un piccolo negozio di Milano. Di quelli che ancora sanno essere un po’ caldi e accoglienti. In cui ti ritrovi a sorridere, mentre ascolti il proprietario, un ragazzo giovane e “scapigliato”, che ti spiega con minuzia le origini e il suono di ogni chitarra. E lo vedi che lo fa con passione.

La CJ 5X se ne stava lì, appesa al muro, accanto ad altre rispettabilissime colleghe. Il pancino in legno chiaro e le impeccabili rifiniture. Non ho resistito. Me ne sono innamorata al primo colpo. Prima l’occhio (che vuole la sua parte) e immediatamente dopo l’orecchio. Il suono arioso e comunque denso. Pieno.

Ora la fanciulla sta riposando tranquilla a casa, nella sua custodia nera. E io sono una mamma orgogliosa! Eh eh eh! E non fate i puristi! Non sarà una Martin o una Ovation, ma del resto io non sono nemmeno Leo Kottke (vedi video).