take me home (Waits per i senzatetto)

tom waits“… Can I get up off the mat
Like a wrestler that has
Been beaten, beaten
Can I get up and come
Roaring back?

I guess some of us just
Get the old maid…

Home is a place
To get a letter

If they can find you

I have heard
Because you can’t
Send a letter
To a bird…

I am homeless
But I am moving
Maybe I’ll take the hound down
Maybe I’ll take the hound
Where the grass is green
And the barn is red

Where the wind makes
the trees look like hula girls…”

Si chiama Seeds On Hard Ground il libro che Tom Waits pubblicherà il 22 febbraio in edizione limitata con lo scopo di raccogliere fondi per i senzatetto.

Si potrà acquistare esclusivamente online (su TomWaits.com o su Anti.com) e il ricavato sarà interamente devoluto alla Redwood Empire Food Bank, al Sonoma County Homeless e al Family Support Center.

E a leggerlo sembra quasi di sentire una delle sue struggenti ballate.

Bob e i numeri doppi

33 anni si apprestano ad appesantirmi la schiena. Meno di una ventina di giorni e avrò sulle spalle questo numero doppio. Due volte 3 anni insomma. Il che significa: doppia dose di risate, doppio giro di lacrime, doppia quantità di minchiate, ma soprattutto doppia voglia di continuare a stordirmi di musica.

A quanto pare a Bob (Dylan) dev’esser giunta voce della cosa e ha deciso di far uscire il suo nuovo album proprio nel mio mese (aprile).

Mojo, che di tracce ne ha già ascoltate 7 in anteprima, sostiene che il disco sarà sicuramente in lizza tra i migliori del 2009. Io dal canto mio lo attendo, confezionato con una bella coccarda dorata, come si attende il regalo di un uomo un po’ ruvido, ma speciale. A cui, nel bene e nel male, si è dato il cuore.

“… I wanna be Bob Dylan…”, cantava Duritz e io sottoscrivo in pieno.
Guardatevi I’m not there se non l’avete visto, che è un gran film!

“… You were so fine, Clark Gable would have fell at your feet
And laid his life on the line.
…”

ON AIR: Don’t fall apart on me tonight (Bob Dylan)

è tempo di Kaki

Questo titolo, qualche anno fa, me lo suggerì mio zio Piac’ (lo spiritosone!) per un’intervista che avevo fatto a Kaki King. Nel 2005, su GQ, scrivevo più o meno così: “… di New York, Kaki King ha assorbito il sound energico e sincopato, figlio del traffico del downtown. I suoi modelli sono i giganti del finger-picking (Leo Kottke e Alex DeGrassi). I suoi primi spartiti quelli di Beatles e Fleetwood Mac…”

Lei suonerà martedì 17 marzo alla Casa 139 (Milano) e io, che dal vivo l’ho già ascoltata, non me la perderò nemmeno sta volta.

Qui c’è anche la video-intervista, dalla terrazza panoramica dell’Hotel Galles.

Il titolo (è tempo di Kaki) quella volta non lo usai, ma a sto giro, zio, mi torna buono. Grazie.

Kaki King – Dreaming Of Revenge
(via bolachas)

oggi val bene una danza

Ci sono giornate che valgono bene una danza. Quelle in cui, bello o brutto che sia il tempo, tu ti sei svegliata col sole in pancia. Senza un motivo preciso ti vien voglia di cantare e battere i piedi sul parquet. E lo fai.

Poi, mentre balli, ti metti a pensare alle cazzate che hai combinato, ai traguardi raggiunti, alle piccole follie vissute e a tutto quello che ancora ha da venì.

Sorridi come una cretina, mentre gli episodi più intensi della tua vita li vedi scorrere come in un videoclip. Il tuo personale, caleidoscopico, videoclip. E ti accorgi che la musica, ancora una volta, scandisce ogni singolo battito.

A casa mia oggi si balla su queste:

Romeo Had Juliette e le infinite chiacchierate con la Giusi.
Voglio vederti danzare e un portone che mi fu fatale.
Thunder Road e un bel po’ di scintille in una Milano deserta e innevata.
You Shook Me All Night Long e le danze sfrenate con le amichette.
Caught A Lite Sneeze e una mezz’ora di chiacchiere proprio con Tori Amos.
Daylight Again (e questa la capiamo solo io e il babbo).
Walk of life e una sveglia personalizzata alle sei del mattino.
I Want You e una certezza che rende immortali.

go ask Alice (Oplà!)

Esiste un negozio a Milano che è un piccolo angolo magico. Un luogo di fate, scarpette di cristallo e bianconigli, in cui le favole improvvisamente diventano tangibili. Si chiama Oplà! e principalmente vende bijoux, o meglio, favole mignon da portare al collo (e non solo).

Probabilmente non l’avrei mai scovato, se non fosse stato per lei. Il che è un bene, ma anche un male, visto che stasera non ho resistito alla tentazione e ci ho speso pure dei quattrini.

E mentre uscivo dal negozio tutta gongolante con la mia piccola Alice stilizzata al collo, nelle cuffie ho fatto partire questa:

“… when logic and proportion
Have fallen sloppy dead
And the White Knight is talking backwards
And the Red Queen’s off with her head!
Remember what the dormouse said:
Feed your head…”

musica per pioggia e borlotti

Ho appena messo a bagno i borlotti. Domani si fa la pasta e fagioli. Confesso con un filo di vergogna che è la mia prima volta (coi fagioli!). Meglio tardi che mai. Nel frattempo, passeggiando per facebook, scopro che controfigura di Naomi Watts in The International e mi dico: se lei ce l’ha fatta a gestire Naomi, io devo farcela coi borlotti.

Nel frattempo a Milano diluvia, come in gran parte dello Stivale. La pioggia, quando la si guarda da una finestra, non è poi così male: conferisce a ogni cosa un aspetto lucente. Poi certa musica si accompagna benissimo con l’acqua. Il timbro melancolico di Stephin Merrit (Magnetic Fields), col suo adorabile “oOOOooooooooOOoohhh“, quello lieve e romantico di Chet Baker, che calza a pennello su un brano d’altri tempi, o ancora il suono del wurlitzer in 5 On A Joyride di Cody ChesnuTT, che vibra come i riflessi sul bagnato.

Ecco 10 brani che stanno alla pioggia come la pasta ai borlotti:

Ma voi, per curiosità, l’aglio nella pasta e fagioli ce lo mettete o no?