Premesso che con Patti Smith ci farei pure un’ora di coda alla cassa del supermercato, se poi mi dite anche che invece che al super, posso incontrarla a Firenze e farci una chiacchierata itinerante tra Palazzo Vecchio e Santo Spirito, allora son già lì.
I was in Florence. È questo il nome dell’evento in questione. Patti Smith a Firenze c’è stata sicuramente più volte, ma il 10 settembre del ’79 ad ascoltarla c’erano 50.000 ragazzi e lei si sarebbe ritirata a vita privata proprio il mese successivo. “Quello – ha detto – è stato il concerto più importante della mia carriera, quasi la mia Woodstock”.
30 anni dopo, la sacerdotessa del rock torna sul luogo del delitto con la voglia di cantare, recitare e camminare con la gente per le strade di Firenze “come un menestrello dei tempi antichi”…
La casa 139 ieri sera era un forno, piena all’inverosimile. Kaki King, ahimè, era in vena di “virtuosismi” e la sottoscritta è una che preferisce di gran lunga la sostanza. In attesa di concerti migliori, Kaki per ora me l’ascolto nello stereo. P.S. Il titolo trash lo dovete a Bioetola.
Questo titolo, qualche anno fa, me lo suggerì mio zio Piac’ (lo spiritosone!) per un’intervista che avevo fatto a Kaki King. Nel 2005, su GQ, scrivevo più o meno così: “… di New York, Kaki King ha assorbito il sound energico e sincopato, figlio del traffico del downtown. I suoi modelli sono i giganti del finger-picking [...]