2017: la playlist mai datata

“Io non appartengo a un periodo storico. I problemi su cui rifletto possono essere comuni a certe persone, ma mai a tutti, e non sono mai questioni sociali. Sono sempre questioni psicologiche, romantiche o esistenziali. Sono immutabili. Se il film è brutto, lo sembrerà sempre. E se il film è bello, non sembrerà mai datato.” (Woody Allen)

Lo stesso vale per la musica. Da sempre, quella che amo non ha né stagione, né età. Ecco perché contravvengo alla regola ferrea dei post musicali di fine anno: nella mia playlist non troverete pezzi usciti nel 2017 (a parte qualche rara eccezione), ma 20 canzoni di qualsiasi anno e provenienza che hanno attirato la mia attenzione proprio nell’anno che sta per finire.

Brani che non avevo mai ascoltato prima, scovati nei film, citati in qualche libro, pescati da nuove serie tv, o che magari mi avete fatto conoscere voi condividendoli sui social. Pezzi che per qualche oscuro motivo non mi avevano colpito a tempo debito, ma si sono rifatti vivi al momento giusto. La triste verità è che non vivrò mai abbastanza per scoprire tutta la musica bella davvero, però ogni anno che passa regala sorprese sonore in grado di farmi battere il cuore.

Per farla breve, vi auguro un intenso 2018 con questa playlist che, un po’ come i film di Allen, è fatta di suoni psicologici, romantici o esistenziali. Se la trovate brutta, ahimé, sarà brutta sempre. Ma se vi piace, vi farà compagnia anche per i prossimi vent’anni e non sarà mai datata.

Sangue, whisky e nicotina

Marianne Faithfull mi piace. Perché ha il coraggio di essere. L’ha sempre avuto, anche quando per tutti era solo la donna di Mick (Jagger). E’ passata attraverso il fuoco e quel fuoco, oggi, le ha reso più luminoso lo sguardo. Mi piace il suo timbro di voce, che sa di sangue, whisky e nicotina, con cui continua a cantare di tutto: dal rock al jazz, dal blues a Brecht, dal pop a Weill. Marianne non è un viaggio facile, né un piacevole sottofondo. Alcune volte è un pugno ben assestato nello stomaco, altre è sale grosso in zollette. Niente in lei è leggero, di quella leggerezza che urta i nervi.

Ascolto il nuovo disco, Easy Come Easy Go, mentre leggo una sua intervista per Repubblica. Cover, inediti e prestigiose collaborazioni: Keith Richards (Sing Me Back Home), Cat Power (Hold On, Hold On), Antony (Oo Baby Baby), Jarvis Cocker (Somewhere), Rufus Wainwright (Children of Stone). Sean Lennon e Teddy Thompson suonano la chitarra in un paio di brani. Poi, per chiudere in bellezza, Warren Ellis fa infiammare il suo violino in tre canzoni, mentre Nick Cave mette la voce in The Crane Wife.

Dopo il primo giro, nelle mie vene circola in loop la cover di Hold On, Hold On. Pura scarica di adrenalina.

“… the most tender place in my heart is for strangers
I know it’s unkind, but my own blood is much too dangerous
Hanging around the ceiling half the time…
In the end I was the mean girl
or somebody’s in-between girl…”

E nella testa resta una recente dichiarazione (sacrosanta!) di Marianne:
“Con l’ugola puoi anche fare i fuochi d’artificio come Barbra Streisand, ma a che serve se non riesci a comunicare delle emozioni?”.

www.easycomeeasygothealbum.com