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Hannah e il talento di Charlotte
Può un film reggersi a tal punto sulla bravura dell’attore che lo interpreta da far pensare che se al suo posto ce ne fosse un altro, magari anche solo un po’ meno straordinario, tutto l’impianto forse si sgretolerebbe? È questa la domanda che mi ha accompagnato all’uscita della sala dopo la visione di Hannah, il film di Andrea Pallaoro interamente costruito su Charlotte Rampling. No, non è una mia illazione, lo ha dichiarato lui stesso poco prima della proiezione del film. A presentarlo a Milano c’erano proprio il regista e l’attrice (quella straordinaria). “Sin dall’inizio ho voluto prendermi cura di Hannah, perché quello che è successo a lei può capitare…
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il cinema e le bugie su Joni Mitchell
Era un po’ che volevo farlo. Ne sentivo tremendamente il bisogno. “Fare cosa?”, vi starete chiedendo. Raccogliere le scene dei film in cui viene citata Joni Mitchell e raccontare gli stereotipi legati alla sua musica. Lo so, molti di voi probabilmente non sanno nemmeno chi sia Joni Mitchell (mi riferisco a quelli che hanno avuto poco a che fare con la sottoscritta, dato che gli altri sono stati prontamente evangelizzati) (beh, che aspettate? googlatela immediatamente!), ma sono quasi certa che tutti abbiate visto almeno uno dei film che sto per citare qui sotto. Ecco perché non posso permettere che viviate nella menzogna. Schiavi di sceneggiature tendenziose e colme di fake…
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nella mente di David Lynch
Entrare nella mente di David Lynch richiede una buona dose di coraggio (se avete visto anche soltanto un paio dei suoi film, ne converrete con me) e i registi di The Art Life (Jon Nguyen, Rick Barnes, Olivia Neergaard-Holm) mi piacciono, perché sono dei temerari. Anche se probabilmente (come la sottoscritta) si sogneranno di notte un paio di cosette: 1. La donna completamente nuda, con la bocca insanguinata, che David racconta di aver visto camminare davanti a casa sua quand’era bambino e viveva con la famiglia nell’Idaho. 2. Il racconto delle numerose vivisezioni che faceva (insetti, pesci, topi…), preoccupandosi di annotare minuziosamente le caratteristiche e la texture di ogni singolo…
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da grande (le radio pirata)
Ho sempre confessato di essere nata nell’epoca musicale sbagliata, ora mi accorgo di aver pure sbagliato lavoro. Giornalista? Macché… Ora lo so: da grande avrei voluto starmene su una barca, fuori dai confini delle acque territoriali, a trasmettere rock 24 ore su 24! Ieri sera ho visto The Boat That Rocked (diventato qui in Italia I Love Radio Rock), una commedia niente affatto stupida e sorprendentemente divertente sul fenomeno delle radio pirata inglesi degli anni sessanta. Ho pensato: su una di quelle barche io ci sarei stata proprio da dio! Musica coi controca**i, una combriccola di amici con una passione comune e infiniti tramonti in mare aperto. Pirata musicale: meno…
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Capodanno 2009 (strange days)
Nel film (Strange Days) si celebrava il Capodanno 2000. Juliette Lewis, sensuale e grintosa, cantava un bellissimo pezzo di PJ Harvey (Hardly Wait). Il 2000 noi ormai l’abbiamo passato da un po’ e in Strange Days le cose non andavano proprio tanto lisce. Ciò nonostante auguro a tutti un inizio d’anno carico di buona musica e emozioni forti. Le vie di mezzo non ci piacciono. Che il 2009 sia un anno vissuto intensamente.
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Once (in viaggio)
22 maggio 2008, ore 12.48 Ok, non sono in una sala cinematografica, ma su un Eurostar, in viaggio verso la capitale per una trasferta lavorativa. Niente Dolby Surround. Soltanto un paio di auricolari, nemmeno dei più raffinati. Spesso l’audio della pellicola si è mischiato al chiacchiericcio degli altri passeggeri, a insistenti squilli di telefonini e allo sferragliare del treno sui binari. Sicuramente la condizione non ottimale per guardare un film. Mettiamoci anche qualche parola strascicata, in un inglese non sempre facile da capire. Eppure Once di John Carney mi ha tenuto incollata allo schermo del portatile, dall’inizio alla fine. Mi ha coinvolto e commoso. Ho appena finito di vederlo, il…
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Cosa resta (dylaniane visioni)
Cosa resta di I’m not there (Todd Haynes)? Quest’immagine, sopra tutte, impressa nella mente. Bianco e nero tra Méliès e Tim Burton. Una pellicola surreale, emozionante, visionaria, intricata, densa e geniale, che lascia appesi tra cielo e terra come palloncini. (qualche spiegazione qui) “… The guilty undertaker sighs, The lonesome organ grinder cries, The silver saxophones say I should refuse you. The cracked bells and washed-out horns Blow into my face with scorn, But it’s not that way, I wasn’t born to lose you…”