Cyndi still wants to have fun!

24 anni d’attesa per vedere Cyndi Lauper finalmente su un palco italiano! Ero poco più che una bambina quando ascoltavo Change of Heart, All Through the Night, Girls Just Want To Have Fun e She Bop. Lei l’altra sera le ha fatte tutte e quattro. E questo sarebbe già un ottimo motivo per volerle bene, ma non è l’unico.

La cosa che più mi ha colpito, da neofita di Cyndi-concerti, è un’altra: pur essendo sulla cresta dell’onda da quasi 30 anni, lei si comporta come una di noi.

Niente capricci da diva o regali distacchi. Questa “Madonna mancata” (come l’hanno spesso definita), già alla seconda canzone, se ne stava a mezzo centimetro da me e cantava in piedi su una delle sedie del parterre. La security le intimava di tornare sul palco, beccandosi come risposta un “it’s ok… cosa volete che mi facciano…?”. Tutti preoccupati tranne lei, che di questi bagni di folla, durante la serata, ne ha fatti diversi.

Tre motivi per cui il concerto è entrato immediatamente nei miei “best ever”:
1. La sua voce – Pur avendo da poco compiuto 58 anni, Cyndi ha dimostrato di avere una voce che ancora spacca il culo ai passeri.
2. Il suo modo di muoversi – Sul palco ho visto una donna bambina, sanguigna e matta come un cavallo, che si scatenava a ritmo di blues e pop.
3. I suoi urletti – Ironici, disperati, liberatori. Sono rimasti il suo meraviglioso marchio di fabbrica.

Niente trucchi o inganni insomma, Cyndi oggi è esattamente come l’abbiamo vista in alcuni tra i più colorati e divertenti videoclip degli anni 80: un’artista talentuosa, che non si è mai presa troppo sul serio. Del resto, è la stessa che qualche mese fa, cantando, ha salvato una compagnia aerea dal linciaggio.

Perciò, veline, tronisti, ma soprattutto artisti e cantanti con la puzza sotto il naso, prendete esempio da questa donna. Che sa ancora divertirsi un mondo a fare il mestriere che ama, ma non ha mai smesso un attimo di trattarlo esattamente per quello che è: un lavoro particolarmente divertente.

ON AIR: Cyndi-list by lovlou
PHOTO: by lovlou (taken on July 13th 2011 @ Arena Civica, Milano)

something to talk about

“… e mi perdo in un laico pensiero: quando sfondi le pareti dell’emozione la vita diventa una palla di Natale…”

Emozioni intense ne ho avute diverse in questi ultimi mesi. Eccone un paio che vale la pena condividere.


Mumford & Sons
@ Covo (Bologna)

Ricordate quando vi consigliavo di comprare e regalare il loro Sigh No More? Bene. Il 30 aprile scorso ho organizzato una piccola trasferta emiliana per vederli dal vivo. Sapevo che non mi avrebbero deluso e così è stato.

La mia prima volta al Covo. Un corridoio lungo e sul fondo il palco. L’acustica è a dir poco scadente, eppure i ragazzi ci hanno messo pochi istanti a rubarci il cuore. A me e a tutti i presenti. Persino a Paola, che li conosceva appena e che ho trascinato a Bologna “con la forza”. Folk rock duro e puro, ben suonato, visibilmente sentito, come piace a me. E quei cori caldi, all’unisono, che ti fanno pensare che Crosby, Stills e Nash non siano poi così lontani.

Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino

Un libro, consigliato da un amico, che si rivela una delle migliori cose lette negli ultimi anni. Di quelle pagine che ti ritrovi inconsciamente a centellinare per paura di terminarle troppo in fretta.

E poi lui: Tony Pagoda (aka Tony Pisapia). Proprietario della frase che apre questo post. Un personaggio fatto di carne, semplice ed estremamente complesso. Una figura quasi mitologica, che riesce a snocciolarti perle di saggezza, con facilità, così… anche ogni due pagine. Che mescola grettezza, ironia e poesia, come fossero ingredienti di un impasto di impura saggezza. Quella popolare, che viene dalla strada. Molto diversa da quella erudita, sfoggiata ad hoc e fatta di luoghi comuni.

Nelle cose che dice Tony ti ci ritrovi in pieno. Lo senti vicino, come vi conosceste da sempre. Quasi foste facce della stessa medaglia. Con la differenza che lui le sue mille sfaccettature riesce a farle convivere in armonia. Mentre tu, alla tua età, ancora barcolli e non hai deciso che strada prendere. Tony la strada sembra conoscerla da sempre. E, più che un libro, diventa una seduta di psicanalisi col tuo migliore amico.

se non Kaki non vale

La casa 139 ieri sera era un forno, piena all’inverosimile. Kaki King, ahimè, era in vena di “virtuosismi” e la sottoscritta è una che preferisce di gran lunga la sostanza. In attesa di concerti migliori, Kaki per ora me l’ascolto nello stereo.

P.S. Il titolo trash lo dovete a Bioetola.

Piove e mi chiudono il Rolling

Stamattina ero più contenta. Quando mi sono svegliata, Milano era ancora una volta coperta di bianco. Cascata di fiocchi annessa. Qualche ora dopo invece la neve è diventata acqua, ha cominciato a piovere e ora è di nuovo paciugo. Come se non bastasse, guardo la posta e c’è un messaggio di Liv. Oggetto della mail: “Chiude il Rolling Stone!!! 🙁 ” Eh sì… stamattina ero decisamente più contenta.

Quel locale ha 28 anni, diamine! Praticamente siamo cresciuti assieme. Quand’ero “pischella”, concerti a parte, ci ho passato parecchie serate. Già, perché tutto si può dire sulla mia adolescenza, ma “zarra ‘unz ‘unz” io non lo sono mai stata. Niente musica tamarra: techno, house e compagnia bella (non me ne vogliano i patiti del genere). Io da ragazzetta ballavo il rock!

E allora il sabato con le amiche ogni tanto si andava anche al Rolling Stone. Si trascinavano a fatica sulla pista quei pesi morti dei maschietti del gruppo e via alle danze, rigorosamente a ritmo di Smashing, Nirvana, Rage e Offspring.